Il festival «contro ogni barriera», il Giullare, è cresciuto tanto. E se è giunto a 15 edizioni (la 16ma la prossima estate) è perché alla base c'è stata la crescita del centro Jobel, che accoglie persone con disagio mentale e da tale attività diffonde il suo verbo di socialità e integrazione.
Uno degli ospiti del centro, dal primo momento, è stato Nicola Di Tacchio, che oggi è morto prematuramente, a 61 anni, per una crescente serie di problemi di salute.
Quando il Giullare era appena nato c'era lui. Quando il Giullare è diventato adolescente c'era sempre Nicola. Quando è diventato progressivamente maturo, lo ha lasciato nelle mani di chi ormai aveva tutti i mezzi per portarlo avanti con la stessa sua passione e dedizione.
Nicola era l'anima del centro Jobel e di quella manifestazione, all'interno della quale svolgeva ogni compito possibile e immaginabile. Non è mai salito sul palcoscenico per recitare, non ha mai avuto un ruolo tale da essere espressamente nominato durante la manifestazione, ma senza di lui tante cose non si sarebbero potute fare: dalla semplice bottiglietta d'acqua ad attori e presentatori alla raccolta delle sedie per sistemarle prima dello spettacolo e rimuoverle dopo. Nicola era un'autentica molla, che scattava da tutte le parti per rendersi utile a chiunque anche quando nessuno glielo chiedeva: era fatto così, fare sempre qualcosa per gli altri, perché per lui era giusto così.
Nicola Di Tacchio è stato l'esempio più classico dell'ultimo che diventa primo, e che ora lascia i primi nella condizione di sentirsi ultimi senza di lui.
Al suo ricordo dobbiamo unire quello di Salvatore, venuto a mancare nei gironi scorsi. Era un altro degli altri ospiti del centro che, a differenza di Nicola era diventato attore della compagnia «Il giullare», diretta da Marco Colonna. Un'altra persona che nel centro si era affermata nella sua pienezza, trovando nel teatro la piena consacrazione di sé.
L'associazione Promozione sociale e solidarietà e don Mimmo De Toma, senza il quale tutta quella realtà non esiterebbe, stanno piangendo con la comunità due perdite incommensurabili.
Il Giullare, nella sua capacità di spiazzare, oggi lo fa lasciando nello sconforto tutti coloro che per quindici anni sono stati li: anche per loro è un pezzo di vita che se ne va.
