Un’intervista che avremmo preferito non vedere quella fatta a Salvatore Annacondia, boss di Trani che dominò la scena mafiosa pugliese negli anni a cavallo tra gli ’80 e i ’90, e andata in onda qualche sera fa su Italia1 all’interno del programma “Le iene”.
Avremmo preferito che non fosse dato tanto risalto a un personaggio che, non mostrando alcun segno di pentimento per i numerosi e atroci delitti commessi e raccontati con spietata freddezza, non offre nessuna immagine positiva legata a una presa di coscienza del male compiuto.
E così l’intervista si risolve nella spettacolarizzazione di un modello negativo a cui viene offerto un palcoscenico su cui mostrare l’esaltazione di un’immagine di forza, sangue freddo e potere. Senza però rilevare l’altra faccia di questo potere che, conquistato con la violenza e l’intimidazione, nasce dalla paura e non certo dal rispetto spontaneo e sincero.
Forse, scavando nella sua vita di oggi, piuttosto che lasciare spazio solo alla celebrazione compiaciuta delle sue gesta criminali, sarebbero potuti emergere la solitudine del boss, il deserto affettivo, l’assenza di relazioni e di tutto ciò che rende la vita realmente degna di essere vissuta, spogliandolo di quell’immagine di eroe del male che è tanto più pericolosa quanto più vi si imbattono personalità fragili alla ricerca di modelli di successo da emulare.
Se, poi, questa intervista avesse voluto avere un fine utile, andando oltre la facile ricerca dell’audience, avrebbe potuto approfondire l’aspetto dei legami con la politica e l’economia, sottolineare i pericoli di questi intrecci, stimolare il racconto dei progetti per il futuro, indagare su alcuni reati che continuano ancora oggi a produrre effetti terribili sull’ambiente e sulla salute delle persone.
E invece ciò che è stato mostrato, la sola esposizione del male che in qualche modo lascia passare il messaggio della sua accettabilità sociale, ci lascia un senso di sgomento. A cui però non ci rassegniamo. Ed è per questo che esprimiamo a gran voce il rifiuto verso queste forme di spettacolarizzazione sempre più frequenti e dannose
Don Angelo Cassano – Libera Puglia
