Comune di Trani «tradito» dal costo della manodopera: così il Tar ribalta l'esito della gara e adesso il contratto con l'ex aggiudicataria va risolto ed il procedimento aggiornato con l'assegnazione dei lavori alla seconda classificata.
Tutto questo rende ancora più lunga, oltre che complessa, l'attesa per la realizzazione del sempre più invocato impianto irriguo, a beneficio dell'agricoltura tranese, ricavato dalle acque reflue affinate licenziate dal depuratore comunale.
IL RICORSO E LE PARTI
Ebbene, la notizia di partenza è che la Prima sezione del Tribunale amministrativo regionale per la Puglia (presidente Blanda, a latere Allegretta e Rotondano), ha accolto il ricorso proposto dalla società Nuova Panelectric, di Lecce (difesa dall'avvocato Paolo Caballo), contro il Comune di Trani (difeso dal responsabile dell'avvocatura comunale Michele Capurso) e nei confronti della contro interessata Pasquale Alò (prima aggiudicataria del servizio, difesa dall'avvocato Francesco Bruno) e del Consorzio agricoltori tranesi (intervenuto ad opponendum), difeso dall'avvocato Luigi d'Ambrosio.
Obiettivo, centrato, l'annullamento della determinazione dirigenziale con cui il responsabile dell'Area patrimonio del Comune di Trani, Luigi Puzziferri, aveva riaggiudicato alla Alò l'appalto in questione. La decisione non solo ha annullato il provvedimento di aggiudicazione, ma ha dichiarato inefficace il contratto di appalto stipulato, che adesso dovrà prevedere il subentro della Np a partire dal trentesimo giorno dalla pubblicazione della sentenza, e quindi dal prossimo 30 maggio.
GARA E PRIMO ESITO
L'importo a base di gara era stato di poco più di 5 milioni di euro, rispetto ad un finanziamento regionale di 7 milioni. Al bando, scaduto il 15 maggio 2023, risposero ben 78 operatori e la Alò risultò aggiudicataria con un ribasso del 29 per cento, indicando un costo della manodopera di 568.000 euro a fronte di quello che, secondo le tabelle ministeriali, sarebbe dovuto essere di 717.000.
La Np, dopo avere esercitato l'accesso agli atti, li impugnava contestando la mancata verifica dell'offerta della Alò con particolare riferimento alla non idoneità dei giustificativi da essa forniti rispetto al costo della manodopera. Il Comune di Trani confermava l'aggiudicazione dell'appalto alla Alò e ne discendeva il ricorso al Tar, discusso il 17 aprile scorso.
LA DECISIONE
Il collegio, nel merito della decisione, scrive che «le giustificazioni fornite dalla aggiudicataria presentano profili di incongruità che inficiano la stessa attendibilità dell'offerta, che non può essere assolta dai sospetti di anomalia derivanti dalla percentuale di ribasso pari a 29,69% sull'importo a base d'asta». Peraltro, il Tar giudica «cospicuo il ribasso rispetto alla base d'asta, prossima al 30%, e significativo quello del 20% rispetto al costo della manodopera».
In tal modo «appare netta la differenza tra la stima indicata dalla Np e quella indicata dal Comune nel bando» e tale scostamento «risulta privo di elementi a supporto e che invece, in relazione al tipo, all'entità delle lavorazioni da eseguire e all'incidenza del costo del materiale, occorreva di sicuro accertare».
GLI SCENARI
Quali, a questo punto, le prospettive? Il Comune di Trani potrebbe appellare la sentenza, ma potrebbe incorrere in una richiesta di risarcimento danni da parte della Np, che ad oggi ha puntato esclusivamente ad ottenere il riconoscimento della aggiudicazione formale della gara.
Se, invece, Palazzo di città si limitasse a prendere atto della sentenza del Tar ed eseguirla, il dirigente dovrebbe procedere alla firma del nuovo contratto associandovi anche la eventuale presa d'atto dell'annullamento della riaggiudicazione dell'appalto.
Tutto questo, già adesso, sconfessa abbastanza clamorosamente l'accelerazione che si era registrata poco più di un mese fa quando, pur sapendo che il Tar avrebbe dovuto decidere sul ricorso della seconda classificata, si procedette in ogni caso con la firma del contratto ed una notevole assunzione di responsabilità.
Adesso quel tempo guadagnato automaticamente si annulla, e la speranza è che questo non infici ulteriormente un percorso già di per sé particolarmente complesso (l'iter è partito nel 2017), soprattutto perché nel frattempo c'è da procedere con gli espropri, il cui schema è stato approntato negli ultimi giorni. Di certo l'opera, a prescindere della burocrazia, non può più attendere.
