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Caso Delnegro, indagini chiuse ma occultamento di cadavere contestato solo a due: «Benito estraneo»

Il sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Sulmona, Edoardo Mariotti, ha notificato l'avviso di conclusione delle indagini alle quattro persone iscritte nel fascicolo del procedimento aperto a seguito dell'identificazione del corpo dell'81enne tranese Bruno Delnegro, ritrovato la scorsa estate in una scarpata a Castrosalva, frazione del comune di Anversa degli Abruzzi.

Si tratta dei tre figli di Delnegro e della compagna di uno di questi: ad uno solo dei tre, ed alla donna, viene contestata la soppressione di cadavere; a tutti, in concorso, la truffa ai danni dell'Inps e l'indebito utilizzo di carta Bancomat.

Secondo l'accusa l’anziano, all’epoca allettato ed incapace di provvedere a se stesso, sarebbe stato trovato morto nel proprio letto da uno dei figli che, in concorso con la compagna, avrebbe deciso di disfarsi del cadavere, spogliandolo e mettendolo in un sacco a pelo acquistato immediatamente prima, per poi abbandonarlo lungo una stradina di Castrovalva, dopo aver percorso con l’autovettura in uso circa 350 km da Trani. Tutto questo al fine di continuare a percepire la pensione del congiunto per circa 3000 euro al mese, riuscendo ad incassare complessivamente la somma di circa 60.000 euro con pari danno per l’Inps.

Gli indagati, attraverso i loro difensori, hanno facoltà (entro venti giorni) di presentare memorie e produrre documenti, depositare documentazioni relative ad investigazioni del difensore, chiedere al pubblico ministero il compimento di atti di indagine, rilasciare dichiarazioni ovvero chiedere di essere sottoposti a interrogatori.

Decorso questo termine, alla luce degli eventuali atti successivamente intervenuti la Procura di Sulmona formulerà al Gup di quel Tribunale le eventuali richieste di rinvio a giudizio.

Si alleggerisce, in ogni caso, la posizione di due dei tre figli di Delnegro, poiché nel loro caso non viene contestato l'occultamento del cadavere del padre. A proposito di uno di essi, Benito Delnegro, i suoi legali Maurizio Sasso e Giancarlo Falco fanno sapere che «la cristallizzazione dell’ipotesi accusatoria consente di smentire le informazioni inizialmente fornite dai militari agli organi di stampa, in cui si associava indebitamente la posizione di Benito Delnegro alla “soppressione ed occultamento di cadavere”, con ingiusto discredito ai danni del nostro assistito che raccoglie la stima dall’intera comunità in cui vive, procurando profondo sconcerto. Come più volte ribadito fin dall’origine di questa triste vicenda – ed ora confermato con la conclusione delle indagini - Benito del Negro era assolutamente all’oscuro della scomparsa del proprio genitore, con cui ormai da diversi anni non intratteneva più rapporti personali, e neppure telefonici, per radicali divergenze familiari che l’hanno costretto ad allontanarsi dal nucleo familiare di origine».

Alla luce di questo scenario «appare chiaro, sul piano logico prima ancora che giuridico - fanno notare i due difensori di Benito Delnegro -, che la accertata estraneità del coinvolgimento nella soppressione della salma consente di escludere agevolmente il coinvolgimento del nostro assistito nell’ipotesi di truffa ai danni dell’Inps per indebita percezione degli emolumenti pensionistici ovvero di indebito utilizzo delle carte di credito del defunto padre, non essendo, si ribadisce, neppure a conoscenza del suo decesso. La infondatezza delle residue contestazioni sarà agevolmente dimostrata nelle opportune sedi giudiziarie».

(foto d'archivio Messaggero)


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