Erano stati chiamati da Amiu a risarcire l'azienda per oltre 17 milioni di euro, a causa dei presunti danni cagionati da ipotizzati comportamenti negligenti. Ed invece otterranno loro un risarcimento da Amiu, per complessivi 115.000 euro, perché l'azienda si era rivolta al giudice sbagliato.
LA VICENDA
È la storia di quattro ex amministratori dell'azienda di igiene urbana, in favore dei quali la Corte d'Appello di Potenza ha pronunciato una sentenza favorevole chiudendo così il relativo lodo arbitrale emesso nel 2018 a Matera.
Amiu aveva esercitato nel 2017 l'azione di responsabilità nei confronti di Francesco Sotero, Francesco Di Toma e Pasquale Sorrenti (consiglieri di amministrazione dal 2009 al 2012) e Antonello Ruggiero (Amministratore unico dal 2012 al 2014) per avere commesso irregolarità tali da essere chiamati a risarcire un danno di 17.688.000 euro.
Tra le contestazioni principali, il mancato completamento della ricicleria, la rinuncia a realizzare un impianto di trasformazione del biogas della discarica, nonché irregolarità varie in merito al contratto di servizio.
IL LODO IMPUGNATO
L'atto di citazione era stato trattato dall'arbitro unico di Matera, l'avvocato Michele Porcari, che però non sarebbe mai entrato nel merito delle contestazioni mosse, ma aveva chiuso il lodo nel 2018 dichiarando la sua incompetenza e ritenendo che la giurisdizione della vicenda fosse della Corte dei Conti.
Amiu, contrariamente, certa del fatto che la competenza fosse del giudice ordinario, con un successivo atto di citazione del 26 luglio 2019 proponeva in Corte d'Appello, a Potenza, l'impugnazione del lodo sottoscritto a Matera l'anno precedente.
L'arbitro aveva ritenuto che la vicenda si dovesse trattare in Corte dei Conti in quanto Amiu è società prevalentemente affidataria dei servizi comunali «in house». Secondo Amiu, invece, il giudizio si sarebbe dovuto espletare in sede civile poiché gran parte dei ricavi conseguiti da Amiu discendevano dall'attività di gestione della discarica di Puro vecchio, svolta a favore di comuni ed enti pubblici diversi dal socio unico e proprietario dell'azienda, il Comune di Trani.
IL CHIARIMENTO
Ebbene, secondo la Corte d'Appello di Potenza, «l'attività in favore di altri comuni aveva sempre avuto un carattere marginale e Amiu aveva svolto servizi per il Comune di Trani nella misura almeno dell'80%, come da statuto». Da qui la necessità di sottoporre Amiu al controllo analogo dell'ente pubblico, suo proprietario e azionista, e dunque la conferma della competenza della materia da parte della Corte dei Conti, anche in applicazione del chiaro orientamento espresso dalle sezioni unite della Corte di Cassazione.
«La giurisdizione ordinaria, nell'ipotesi di società in house - chiarisce ancora il giudice di secondo grado -, concorre con quella contabile solo a fine di colmare i vuoti di tutela che discenderebbero da una giurisdizione totalizzante della Corte dei Conti», ma questo non era il caso di Amiu Trani.
DECISIONE E CONSEGUENZE
Così la Sezione civile della Corte d'Appello di Potenza (presidente Videtta, a latere D'Alessandro e Marchese), pronunciandosi sull'impugnazione del lodo arbitrale di Matera, l'ha rigettata condannando Amiu alla refusione delle spese sostenute da Francesco Di Toma e Francesco Sotero (per complessivi 45mila euro) Pasquale Sorrenti e Antonio Ruggiero (per complessivi 70mila euro).
A tali spese vanno aggiunte anche quelle per gli avvocati della stessa Amiu, che adesso dovrà eventualmente valutare l'eventuale ricorso per Cassazione in merito ad una vicenda che nel frattempo, pr la Corte dei Conti si è già prescritta.
E tutto questo senza mai entrare nel merito delle contestazioni stesse e, come se non bastasse, al netto delle assoluzioni del processo penale a carico degli stessi imputati, più altri, passate in giudicato proprio ieri. E quelle stesse contestazioni, quasi tutte contenute nell'ipotesi accusatoria del pubblico ministero, anche penalmente sono venute definitivamente meno.
