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Niente case dell'acqua a Trani, Branà (M5s): «Ma che ambientalismo è?»

Durante l’ultimo consiglio comunale del 18 luglio scorso il consigliere comunale del movimento 5 stelle, Vito Branà, durante la discussione degli aumenti della tassa Tari, ricordò che non aveva ricevuto risposta dall’amministrazione comunale a due interrogazioni: una riguardava il pagamento Tari dei locali di ristorazione che occupano superfici esterne, interrogazione ancora senza risposta; l’altra, l’istituzione delle c.d. case dell’acqua attraverso la proposta di trasformare e riutilizzare due edicole dismesse adiacenti tre scuole, progetto che l’amministrazione non tenne in alcuna considerazione snobbandolo.

Le case dell’acqua, consentono ai cittadini di utilizzare acqua pubblica a fini alimentari ad un prezzo simbolico. A differenza dell’acqua che arriva dal rubinetto e di quella delle fontanine, questa delle case dell’acqua viene microfiltrata, refrigerata ed erogata sia in versione naturale che gasata.

Un’iniziativa che è già realtà radicata nel centro-nord della nostra penisola e che ha visto nel corso di decenni modificare radicalmente le abitudini dei cittadini fino a un drastico calo dei consumi di acqua in bottiglie di plastica o vetro qualitativamente non migliore dell’acqua pubblica. Acqua pubblica, di buona qualità, a basso costo e con drastica riduzione degli imballaggi. Che volere di più?

Eppure la replica di alcuni consiglieri di maggioranza, qualcuno con trascorsi ambientalisti e dello stesso sindaco, è stata di diverso parere.

La conclusione è stata che si tratta di “responsabilità individuali”.

Esiste invece l’obbligo morale della pubblica amministrazione di educare i cittadini alle buone pratiche sostenibili e questo vale per tutti i comportamenti che possano produrre spreco o inquinamento.

Non per niente tra i principali argomenti di cui è consentita la discussione all’interno della consulta ambientale voluta dai 5 stelle, ci sono la qualità dell’acqua e il risparmio idrico, il ciclo integrato della gestione dei rifiuti, la promozione, informazione ed educazione ambientale, gli stili di vita sostenibili e il consumo consapevole.

La realizzazione delle case d’acqua ben si inserisce all’interno di tali tematiche.

La domanda che ci poniamo è: l’indirizzo politico dell’amministrazione prevede un cambiamento culturale nelle abitudini dei suoi abitanti, come più volte ribadito dal primo cittadino proprio nella sessione del consiglio comunale sopracitato, contraddicendosi poi quando ha parlato di “pigrizia” diffusa compresa la propria? Oppure se ne lamenta senza di fatto concretizzare con azioni politiche che vadano in una certa direzione, ma che continuino ad ingrossare sempre di più le fila di strategie commerciali che ci vogliono meno ecologisti e consumatori non consapevoli? Il risultato di azioni che non vadano nella giusta direzione, saranno sempre di più ad appannaggio di chi vuole bidoni e carrellati stracolmi di bottiglie di plastica, con danni ingenti al nostro ambiente per livelli di CO2 altissimi e tasse che ricadano inesorabilmente sulle tasche di tutti a causa dello smaltimento dei rifiuti prodotti in modo incondizionato e sconsiderato.

Come può essere considerata ambientalista un’amministrazione che non monitora la qualità dell’aria, ignora le proteste dei cittadini per la frequente presenza soprattutto durante le ore serali di cattivi odori presumibilmente provenienti da roghi illegali, che non promuove azioni finalizzate alla riduzione del traffico in città, che taglia centinaia di alberi anche sani o recuperabili dopo averli trascurati per anni e che ritiene inutile ridurre il consumo di acque minerali in bottiglie di plastica?

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