Ha dovuto attendere otto anni per la sua assoluzione con formula piena, ma addirittura nove per vedersi riconoscere quella indennità di fine mandato che, in teoria, avrebbe dovuto ricevere soltanto pochi giorni dopo le sue dimissioni.
È la singolare storia dell'ex sindaco, Gigi Riserbato, in favore del quale il segretario generale, Francesco Lazzaro, ha disposto di corrispondere la somma prevista ponendo fine ad una possibile dimenticanza nata durante il commissariamento straordinario della dottoressa Maria Rita Iaculli.
DALLE DIMISSIONI ALL'ASSOLUZIONE
La funzionaria si insediò dopo la conclusione anticipata del mandato di Riserbato, che si dimise dalla carica di primo cittadino a seguito dell'inchiesta giudiziaria che colpì lui ed altri amministratori. Il processo che ne nacque, con sentenza del 1mo febbraio 2023 per lui passata in giudicato, ha riconosciuto la totale innocenza di Riserbato da ogni capo di accusa, con l'ex sindaco che aveva anche formalmente rinunciato alla prescrizione nella certezza della sua posizione.
Riserbato è stato sindaco di Trani dal 26 maggio 2012 al 16 gennaio 2015 ed avrebbe dovuto ricevere l'emolumento di fine mandato (commisurato all'indennità effettivamente corrisposta al sindaco per ciascun anno di mandato e ridotto proporzionalmente per periodi inferiori all'anno) in tempi ragionevolmente rapidi.
Al contrario, superata definitivamente la tempesta giudiziaria, l'interessato ha dovuto rappresentare egli stesso, con una istanza notificata a Palazzo di città il 9 maggio scorso, la mancata corresponsione di quell'emolumento: a tale comunicazione fa riferimento il segretario generale impegnando la spesa.
Forse dimenticanza, forse prudenza (il Comune era costituito parte civile nel processo), Riserbato ha atteso nove anni per una liquidazione che ha certamente messo a disagio un ex sindaco già provato e, forse, in imbarazzo più di uno a Palazzo di città.
IL REGOLAMENTO MANCANTE
Ma ci sarebbe anche dell'altro, proprio in ragione del fatto che Riserbato ed altri sono stati assolti con formula piena. Infatti, Trani è tuttora carente di un regolamento per la disciplina dei rimborsi delle spese legali in favore degli amministratori totalmente assolti: non soltanto manca una normativa comunale, ma nel bilancio non ci sarebbero neanche capitoli di spesa dedicati ai rimborsi.
Allo stato tale tutela è garantita solo per i dipendenti, ma va anche detto che, nell'agosto 2015, è intervenuto un decreto legislativo che riconosce il diritto al rimborso delle spesi legale di amministratori coinvolti in procedimenti penali definiti con sentenze passate in giudicato: tale ristoro può avvenire sotto forma di assicurazione preventiva, ovvero apposito regolamento comunale.
RIMBORSI, QUALI CRITERI?
E qui va detto che proprio il sindaco in carica, Amedeo Bottaro, ha richiesto presso la Corte dei Conti un parere in tal senso, sentendosi rispondere che quell'organo non può rilasciare pareri legali, ma la liquidazione delle spese legali non potrebbe costituire motivo di danno erariale se è la legge che la dispone. Così Trani sta redigendo il suo regolamento, che il consiglio comunale dovrà approvare quanto prima: da poche settimane è passato all'esame della Commissione affari istituzionali.
