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«Manifesto», Enrico Manera espone al Rosso41 fino al 30 novembre

La direzione della «Galleria Rossoquarantuno» è lieta di ospitare il Maestro Enrico Manera in occasione della presentazione della mostra “Manifesto” in cui verranno presentate alcuni lavori che definiscono il suo agire pittorico degli ultimi anni. Le opere, di varia dimensione, sono realizzate su carta e potranno essere ammirate da Sabato 19 Ottobre a sabato 30 Novembre 2024. Per l’occasione verrà pubblicato un catalogo con un testo di Piero Boccuzzi.

Biografia: Enrico manera, tra gli artisti più prolifici della sua generazione, nasce ad Asmara nel 1947; frequenta l’Accademia di Belle Arti a Roma e incomincia la sua carriera come attore grazie al fratello regista Gianni. A inizio anni settanta si avvicina al mondo dell’arte figurativa frequentando gli artisti che si riunivano in Piazza del Popolo; stringe rapporti fraterni con Mario Schifano, a cui lo lega una forte amicizia e collaborazione, e Tano Festa, quest’ultimo più volte ospitato nel suo studio per lunghi periodi. Nel 1976 realizza una prima serie di multipli combinando materiali classici e moderni tra cui una scultura dedicata a Giulio Cesare; Renato Nicolini, nel 1977, lo invita a Presenze nell’Arte a Roma negli ultimi 30 anni. La prima mostra personale, allestita a Roma allo Studio del Canova, nel 1979 è titolata Mario Schifano da 1 a 10 ed è presentata da Duccio Trombadori. Riceve il premio Salvatore Basile e nel 1980 partecipa alla storica mostra 20 anni di segnali a Spoleto. Dopo aver lavorato per parecchi anni a San Francisco, dove apre lo studio nel 1982, ritorna a Roma nel 1988 per il funerale di Tano Festa a cui, di seguito, dedica una mostra dal titolo provocatorio Pensione Bransky. Nel 1993, patrocinata da Amnesty International, realizza con Leofreddi e Liberti, Contact, una mostra contro la pena di morte; per l’occasione Manera coinvolge Carlo Lizzani, Lina Wertmuller, Dario Argento, Michele Placido e Bernardo Bertolucci. Nel 1998, in collaborazione con l’Anica, all’Ex Mattatoio di Roma, realizza Cuore d’Artista, una mostra dedicata a Massimo Troisi. Nel 1999 è inaugurata all’Aereoporto di Malpensa a Milano la mostra “Viaggiare”, promossa dall’Alitalia, con un testo in catalogo scritto da Achille Bonito Oliva; nello stesso anno la Zecca dello Stato gli commissiona il primo francobollo del 2000. A Monaco, nel 2001, è allestita una grande mostra dal titolo EX, una grande personale curata da Carlo Ripa di Meana. In occasione della realizzazione di una personale in Emilia Romagna, è pubblicato il catalogo Manerafter 30. Nel 2007 realizza alla GAM di Faenza Maneralight. A San Benedetto del Tronto, nel 2008, inaugura “aproximate” e nel 2013 a Cervia, presso la sede del MUSA, allestisce Rascal. Ha esposto alla Quadriennale di Roma nel 1996 e al Padiglione Lazio nel 2011, evento collaterale della LIV Biennale di Venezia. Numerose sue opere sono conservate in spazi pubblici e prestigiose collezioni private.

Sull’opera di Enrico Manera hanno scritto, tra gli altri: Carlo Giulio Argan, Achille Bonito Oliva, Laura Cherubini, Carlo Ripa di Meana, Gillo Dorfles, Duccio Trombadori, Paolo Balmas, Ruggiero Marino, Gabriele Simongini, Gianluca Marziani, Francesca Petracci, Lorenza Trucchi, Bruno Mantura, Luca Beatrice, Giuseppe Bertolucci, Daniela Lancilloni, Elisabetta Rota, Vittorio Sgarbi, Barbara Martusciello, Beatrice Buscaroli, Luciano Caramel, Antonio Fontana, Carlo Arturo Quintavalle, Andrea Marcotulli, Massimo Duranti, Piero Boccuzzi, Maurizio Sciaccaluga, Francesca Barbi Marinetti.

Estratto dal testo in catalogo: (…) Enrico Manera è l’artista che continua il lavoro svolto dai suoi amici e colleghi romani mostrando risultati in linea con le aspettative evolutive della poetica del gruppo. Manera amplia le tematiche della Scuola di Piazza del Popolo partendo proprio da quella intuizione di Mario Schifano sulla comparsa, nell’Italia rurale di fine anni cinquanta, di alcuni nuovi elementi nel paesaggio che presagiscono una imminente trasformazione della società: un cambiamento che si riflette anche sulla sfera ideologico/culturale (Tano Festa), su quella politico/conflittuale (Franco Angeli) e su quella privata e di costume (Giosetta Fioroni); un mutamento che attraversa il disincanto degli anni settanta giungendo fino all’edonismo liberatorio degli ottanta di cui egli stesso è il reale agente. (…)

Manera preferisce attaccare il nemico in modo diretto, lo affronta a viso scoperto, lo aggredisce sferrando il colpo nel punto più solido e meno vulnerabile, il posto da cui la sua azione può trarre maggiore visibilità grazie anche all’utilizzo di una tavolozza cospicua e vivace che concentra nelle sue mani un’espediente retorico in grado di adempiere alla propria funzione investigativa e rivelatrice. La sua ricerca si allinea, riavvicinando la lezione pittorica americana a quella romana, con il lavoro di catalogazione che ha reso celebre Arman a Parigi. Il pittore romano, a differenza del francese, scheda il superfluo valutando il rapporto che si instaura tra produzione e induzione al soddisfacimento di un bisogno reale o verosimile, misurando quella scintilla che genera il piacere anche quando innesca contraddizioni lampanti. Analizzando tali aspetti e sistemandoli come tasselli di un puzzle sul tavolo della logicità storica, Manera compie una operazione di recupero e riordino di quei “documenti” che serviranno agli antropologi per esaminare l’evoluzione della società; è un gioco a cui divertito si presta con quella semplicità che è propria dell’artista, dello studioso che accumula dati e li dispone come un archeologo fa con i reperti antichi, ordinandoli però con una vivacità mentale insolita.

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