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Bar Stella, 60 primavere: stessa sede, stessa famiglia, stessa accoglienza

Dal 18 ottobre 1964 al 18 ottobre 2024: Bar Stella compie 60 anni senza essersi mai fermato, né spostato dalla storica sede di via Aldo Moro 66. Una storia lunga e ricca, che comprende persino il cambio della toponomastica perché, quando l'attività aprì, quella strada si chiamava ancora via Roma. A scommetterci, ieri senza quasi nulla in mano, oggi felici e rilassati, gli allora freschi sposi Biagio Brescia (oggi 87 anni) e Isabella Logoluso (83).

Stella, dunque, non è un cognome ma semplicemente un simbolo di luce, e quindi ottimismo, per quella che nacque come una pasticceria e divenne bar soltanto nel 1979.  Era un'epoca in cui le pasticcerie erano realtà consolidate nel commercio e, se ben condotte, avevano gran successo.

Fu così anche e soprattutto per la Pasticceria Stella, che in breve tempo ebbe la fortuna e capacità di fornire i penitenziari tranesi, ospedale, palazzo di città e diversi alberghi. Il successo fu irrefrenabile e questo consentì a Biagio e Isabella di acquistare il locale ed altre unità immobiliari, per poi annettere alla pasticceria il bar.

La famiglia al primo posto e così, nel debutto del bar, comparvero le figlie Laura e Annamaria e il loro fratello maggiore Pino. Ma quest'ultimo era troppo concentrato sul calcio, di cui sarebbe diventato un centrocampista noto in tutta Italia dopo essere partito nel Trani. Ed allora il vero erede di Biagio diventò suo figlio minore Mario, che entrò nel bar nel 1983.

Ma anche Mario, che ama lo sport tanto quanto il fratello maggiore, voleva fortemente giocare a pallavolo, dove era più che bravo. Ma quando al bar si presentò Sebastiano Chieppa in persona, certo di strappare un facile «sì» per portarlo all'Aquila azzurra, perché le sue cognate erano tutte clienti del bar, Biagio Brescia lo «murò» letteralmente, anche se con il sorriso: «Mo' proprio te ne devi andare. Mio figlio da qui non si muove, oppure il bar chiude».

Sessant'anni dall'apertura e venti dal primo, unico ed importante restauro del locale, avvenuto nel 2004. Che però non ha più di tanto modificato l'assetto storico di un'attività che fa di essenzialità, efficienza, efficacia, buon gusto, qualità del servizio e gentilezza i suoi tratti distintivi.

Ma tutto questo non sarebbe stato possibile se, alla base, non ci fosse stata una severa ma fondamentale gavetta. Biagio iniziò da ragazzo al glorioso Bar Italia e fondamentale per lui fu avere avuto due importanti maestri nel pasticcere napoletano Luigi De Cesare e in Giovanni Carella, sebbene quest'ultimo gli consigliasse di cambiare mestiere nell'assenza di soldi per partire.

Infatti, l'inizio fu drammatico ma Biagio ci credeva davvero. Ed un giorno, quando entrò nel locale ancora chiuso vederlo per la prima volta, trovò a terra 5 lire che divennero un segno del destino. «Quando raccolsi quella moneta capii che dovevamo assolutamente partire - racconta - e da quel giorno io e mia moglie non ci saremmo più fermati. Sistemai il locale e cominciai a prendere le attrezzature ancora senza avere soldi, grazie alla fiducia che mi davano le tante brave persone che capirono che avevo solo tanta voglia di lavorare e che quei soldi li avrei loro restituiti. Le prime tre macchine arrivarono da Bari, poi il mio ultimo benefattore fu il signor De Simone, che mi diede zucchero e farina. Avevo tutto per aprire tranne la corrente elettrica: feci la domanda all'Amet per l'allaccio, ma stava per andare tutto all'aria perché mi dissero che non c'era la trifase: fu decisiva la buona parola del sindaco Francesco Paolo Mongelli. Così il 18 ottobre finalmente aprimmo».

Bastò poco per entrare a regime, avere successo e, soprattutto, farsi un nome. In breve tempo in quella pasticceria, e poi bar, si servirono anche tanti personaggi famosi a cominciare da Aldo Moro: tutte le volte che andava alla sede della Democrazia cristiana, nel vicinissimo palazzo Galleria, il Bar Stella era per lui tappa obbligata insieme con don Angelo Pastore. E poi anche Pietro Mennea e, del Barletta calcio in serie B, l'inconfondibile chioma rossa (caratteristica inconfondibile di famiglia) di Odoacre Chierico.

Tanti bei ricordi, ma anche un grande spavento. «Una sera stavo tirando giù la saracinesca e arrivò una macchina - racconta Biagio -: scesero alcune persone che mi chiesero di rialzarla. Erano rapinatori ma per fortuna il commerciante che avevo accanto, un pescivendolo, intervenne con altre persone in mio soccorso e loro fuggirono. Erano davvero altri tempi - ricorda commosso Biagio -, in cui tutti ci davamo una mano e nessuno si tirava indietro nel donare qualcosa agli altri, sapendo di avere a che fare con brave persone. Se il bar oggi compie 60 anni è perché la mia famiglia ha lavorato duro, ma tanti hanno anche creduto in noi e non era per niente scontato».

Oggi, con Mario al banco, Bar Stella è in una botte di ferro ma Biagio junior e Francesco, i suoi figli, sono pronti ad assicurare all'attività il futuro che merita. Sessant'anni e chissà quanti altri ancora, decisamente sotto una buona... Stella. Anche con dedica in musica del «Maestro» Domenico Bini.

https://www.youtube.com/watch?v=_xcO4CJa8UQ

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