«Siamo felicissimi di come stia andando lo spettacolo, ma lo Stato per la cultura deve fare di più, a cominciare dal teatro nelle scuole». Così Mauro Simone, 45enne regista tranese che al Teatro Nazionale di Milano, alla guida della Compagnia della Rancia, sta dirigendo «La febbre del sabato sera. Il musical», basato sullo storico film Paramount del 1977.
In scena 21 performer, che danno vita alle leggendarie hit della colonna sonora dei Bee Gees in un'opera in cui Simone prende spunto dalle inquadrature immersive del film e dall'indimenticabile piano-sequenza di apertura, con un giovanissimo John Travolta per le strade di Brooklyn, trasponendo in teatro freschezza e attualità ad una storia che ha infiammato una generazione ed in cui un po' tutti ritroviamo un pezzo della nostra vita.
Una forma di teatro, il musical, che non passa mai di moda. «Il musical non muore perché è l'unico genere che fonde canto, danza e recitazione - osserva Simone -. Ma la sua perdurante attualità è anche frutto di una grande, persistente vocazione: nelle accademie vedo ragazzi fortemente motivati nello studiare e imparare, e qui da noi arrivano artisti che certamente non si improvvisano. Ma basterebbe che le istituzioni credano ancora più fortemente nell'arte, perché la vocazione giovanile sia sempre più vasta».
Oltre gli attori, il gruppo lavoro dell'opera arriva a 60 persone fra tecnici, macchinisti, trucco e parrucco ed altri. Una scommessa tanto suggestiva, quanto impegnativa, per uno spettacolo che resterà fisso al Nazionale fino al prossimo 12 gennaio, andando in scena tutte le sere dal mercoledì alla domenica, ed il sabato ben due volte.
Simone, nel '99, era stato nel cast originale di Grease con Lorella Cuccarini e Giampiero Ingrassia. Dopo tanti altri spettacoli e collaborazioni, il ruolo del regista lo ha abbracciato negli ultimi anni e, per l'occasione, ha affidato al 19enne Simone Sassudelli il ruolo di Tony. «È giusto che mi dedichi alla sola regia, e poi sono troppo basso per sembrare Tony - scherza Mauro -. Sono fortemente concentrato per ricreare, spero con la massima fluidità, veridicità e attenzione ai dettagli, gli ambienti interni più tradizionali della mitica 2001 Odyssey, facendone rivivere il clima ed emozionando il pubblico».
Nel frattempo, alla notizia dell'acquisto in corso di Impero e Supercinema (da anni chiusi) da parte del Comune di Trani, Simone prima gioisce e poi frena: «Se ne affidi la direzione artistica ad un professionista competente, perché anche questo è investire il cultura. Non salviamo vite, ma abbiamo la responsabilità di elevarne la qualità».












