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Una palette di trucchi alle detenute del carcere femminile, un piccolo gesto che dona dignità

Nella giornata del 19 dicembre presso la Casa di reclusione femminile di Trani l'associazione Agave in collaborazione con la Caritas di Bisceglie, nell'ambito del progetto Aurora, ha organizzato un momento di sentita condivisione con le detenute donando ad ognuna una palette di trucchi e un momento di festa in prossimità del Natale.

Regalare un accessorio che per molti risulta scontato e a volte superfluo, è invece per una donna che vive una situazione di reclusione un segno di cura e di riconoscimento della propria dignità.

La libertà di prendersi cura di sé stesse, non è scontata e farsi belle per un colloquio con il proprio compagno o semplicemente per non lasciarsi andare, rappresenta per loro la dignità ritrovata. 

In un momento in cui si parla tanto della situazione carceraria, del sovraffollamento e dei numerosi suicidi, la giornata di oggi ha rappresentato un momento di leggerezza e un abbraccio collettivo.

Il carcere va raccontato per fugare ogni forma di pregiudizio e, momenti come quello appena vissuto dalle socie di Agave e dalle operatrici del progetto Aurora, ci restituiscono un mondo di sofferenza che va ascoltato e condiviso. 

Spiega don Raffaele Sarno dai social: «FUORI, FUORI, FUORI

Tre storie di speranza, quest’oggi, dalla Casa di Reclusione femminile di Trani.

La prima, grazie all’associazione AGAVE che, in occasione del Natale, ha portato alle detenute un piccolo regalo, ma molto significativo: una trousse di cosmetici, per farsi belle e presentabili in circostanze particolari; ho sempre ritenuto che il truccarsi è un gesto importante, il desiderio di non rassegnarsi e voler progettare comunque un futuro, nel segno della legalità; con il dono, distribuito a tutte, è seguito un momento di convivialità, con dolciumi e qualche bibita, il tutto molto apprezzato.

Subito dopo, nel cortile è risuonato un coro assordante: fuori, fuori, fuori. Era il saluto da parte delle donne all’indirizzo di un’amica, M. che lasciava il carcere, per raggiungere la propria famiglia in affidamento ai servizi sociali; la scena è stata bellissima, tra baci, abbracci e lacrime, con l’emozione anche del cappellano. Prima di uscire, M. ha ringraziato tutti, compresa la polizia penitenziaria, perché sempre disponibili nei suoi confronti.

Ho celebrato regolarmente la messa e mentre andavo via, dal 1° piano, dove ci sono le sezioni, di nuovo il coro rumoroso: fuori, fuori, fuori. Era un’altra detenuta, P., anch’essa in affidamento. L’ho attesa alla porta e, di nuovo commosso, l’ho abbracciata, augurandole una buona vita.

Che giornata straordinaria!».


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