La disputa tra Trani e Barletta per l'assegnazione della sede provinciale dell'Archivio di Stato è tutta da definire: la decisione finale sull'assegnazione della sede spetterà al Ministro della Cultura, «che si assumerà la responsabilità pienamente politica della scelta», commenta il sindaco, Amedeo Bottaro.
Bottaro critica il comportamento del suo omologo di Barletta, Mino Cannito, per avere rilasciato dichiarazioni dopo la riunione di Roma, contravvenendo ad un accordo di non commentarne l'esito.
Ed allora espone a sua volta le ragioni per cui Trani dovrebbe ospitare la sede: «Anche Trani ha una delibera di consiglio comunale a sostegno della propria candidatura; non esiste alcun documento firmato che assegni la sede a Barletta; Trani è il polo giuridico della provincia; esiste una decisione favorevole a Trani, presa dai sindaci con il commissario prefettizio Capriulo nel 2008, prima dell'istituzione ufficiale della Provincia Bat; Trani vanta la storicità e l'importanza dell'Archivio di Stato e dei documenti ivi custoditi».
Inoltre Bottaro accusa Barletta «di avere ottenuto un finanziamento governativo di 4 milioni e mezzo per l'acquisto del Palazzo delle Poste, successivamente ridimensionato a 1 milione e mezzo dall'Agenzia del demanio, con conseguente definanziamento da parte del ministro Franceschini e trasferimento dei fondi a Matera».
Ed aggiunge che «l'ex direttore dell'Archivio di Bari e della sezione distaccata di Trani, Michele Grimaldi (oggi in quiescenza, ndr), e l'onorevole Dario Damiani (Forza Italia, ndr) hanno lavorato e stanno lavorando a favore di Barletta. L'orientamento di centro-destra del governo potrebbe influenzare la decisione del Ministro con motivazioni politiche».
Tuttavia, partecipando lo scorso 9 dicembre a «Stasera da Gianni», su Radio Bombo, Bottaro aveva anticipato una soluzione di "buon senso" che non scontenterebbe nessuna delle due città: «L'assegnazione della titolarità provinciale a entrambe le sedi, essendo entrambe capoluogo di provincia. Infatti una non può dipendere dall'altra perché le 33 sezioni distaccate di Archivio di Stato non sono in comuni capoluoghi di provincia».
E tale ipotesi sarebbe sul tavolo del ministro.
