Sono trascorsi cinquant’anni da Amici miei, spostato nel 1975 da Bologna a Firenze: fu da lì che nacque la scuola toscana del cinema.
Se n’è parlato al circolo del cinema Dino Risi, in occasione della presentazione del libro “La scuola toscana nel cinema italiano. Storia di un successo collettivo”, del giornalista e critico cinematografico Domenico Palattella.
Durante la serata si sono ricordati tutti gli artisti protagonisti del libro, che hanno composto esattamente quella “scuola toscana” che è arrivata alla ribalta nazionale ed internazionale: Renzo Montagnani, Francesco Nuti, Roberto Benigni, Athina Cenci, Alessandro Benvenuti, Enio Drovandi, Leonardo Pieraccioni, Massimo Ceccherini, Alessandro Paci, Giorgio Panariello e tanti altri. Drovandi e Paci hanno rilasciato video-messaggi per l’evento.
L’incontro è stato moderato da Iolanda Peluso, con i saluti del presidente del circolo, Maria Grazia Filisio e la direzione artistica di Lorenzo Procacci Leone.
Pieraccioni, con I laureati, riprende proprio Amici miei e si supera con Il ciclone, valorizzando un gruppo di amici che è rimasto ben saldo. Ma dopo un film così perfetto, fece fatica. Ceccherini diventa a sua volta regista con alti e bassi, ma anche una lunga e persistente crisi nata da dipendenze. Ma ha anche all'attivo un film geniale come Brutta copia.
Nuti, invece, si rivela il melancolico per eccellenza e quindi unico di quella generazione, passando da film capolavoro a grandi flop come Occhio pinocchio.
Benigni si trasforma dal Corpo sciolto all'Oscar, superando anche le polemiche sugli americani a liberare Auschwitz, anziché i russi.
Panariello è il poliedrico per eccellenza, capace di fare tutto ancora oggi.
In allegato, la nostra intervista all’autore.

