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Pue de Gemmis, dal grattacielo al grattacapo: costruttore fa causa al Comune per l'edificio B

Dal grattacielo al grattacapo e, così, un ricorso al Tar rovina l'armonia all'interno di uno dei progetti esecutivi più rappresentativi del nuovo Piano urbanistico generale. Lo ha proposto Riccardo Di Leo, rappresentante legale della società Constructa, difesa dall'avvocato Francesco Bruno, per l'annullamento del silenzio-rifiuto serbato dal Comune di Trani sulla istanza, presentata dal costruttore, finalizzata al rilascio di una autorizzazione paesaggistica.
Grazie ad essa la Costructa avrebbe potuto subito procedere con una variante in corso d'opera del permesso di costruire ottenuto nel 2022 per la realizzazione di un fabbricato per civili abitazioni, denominato edificio B, già in avanzata fase di costruzione.
Si chiama edificio B perché quello A è, appunto, il fabbricato di undici piani denominato «grattacielo», che si trova nella parte interna del quadrilatero formato dalle vie Sturzo, de Gemmis, Malcangi e Bari. L'edificio B è posto lungo l'altro lato corto, quello parallelo a via Malcangi.
Nell'azione legale la Constructa chiede al Tar l'accertamento della illegittimità del silenzio del Comune in rapporto all'obbligo, previsto per legge, di conclusione esplicita del procedimento amministrativo che si era aperto con la istanza. La richiesta è di concludere il procedimento entro 30 giorni, decorsi i quali si insedierebbe un commissario ad acta che deciderebbe al posto dell'amministrazione comunale inerte.
Ma cosa è accaduto per arrivare a tanto? Ebbene, dopo il rilascio nel 2022 del permesso di costruire, nel 2024 la Constructa aveva richiesto di farsi approvare una variante in corso d'opera. Di conseguenza chiedeva al Comune di Trani il rilascio di una autorizzazione paesaggistica per la quale veniva avviato il relativo procedimento.
L’8 agosto 2024 la Commissione locale per il paesaggio ha espresso parere favorevole giudicando la prevista variazione di volumi «di lieve entità e non tale da alterare il contesto paesaggistico di riferimento». L’incartamento veniva trasmesso successivamente alla Soprintendenza: proprio qui, però, l'iter si è arrestato.
Decorsi i previsti 45 giorni, «la Soprintendenza non ha espresso il parere - si legge nel ricorso -, ma il Comune di Trani avrebbe dovuto provvedere comunque sulla domanda di autorizzazione». Questo non è accaduto e da qui è nato il ricorso al Tar, attraverso il quale la società chiede di fare valere le sue ragioni.
Il segretario generale e dirigente dell'Area contenzioso, Francesco Lazzaro, ha incaricato il responsabile dell’Avvocatura comunale, Michele Capurso, di resistere in giudizio mentre il sindaco, Amedeo Bottaro, che detiene sempre la delega all'Urbanistica, ha confermato che «il mancato parere della Soprintendenza nei termini ha inevitabilmente indotto il privato a proporre ricorso al Tar. Noi non abbiamo espresso un diniego, ma abbiamo atteso un parere che non è pervenuto». A giudice il compito di stabilire se la prudenza del Comune sia stata legittima, ovvero avrebbe dovuto effettivamente concludere con un semaforo verde il procedimento già molto tempo prima.
Nel frattempo il rilascio delle aree al Comune da parte del privato è rimasto a metà. Il parco da 6.000 metri quadrati previsto fra i due edifici non è stato ancora completato e manca tuttora la rotatoria che dovrà sostituire l'incrocio semaforico proprio nei pressi dell'edificio B, oggi oggetto di causa. Appare evidente che entrambi gli interventi subiranno ulteriori ritardi a causa di questo fastidioso incidente di percorso.
Non da ultimo va ricordato che la sistemazione e attrezzamento dell'area ceduta nell'ambito del Piano urbanistico a suo tempo approvato era a carico della Constructa, ma i costi sono lievitati e, per coprirli, è servito un impegno di spesa del Comune complessivamente pari a 250.000 euro.


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