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Rubriche storiche: via e vico Annunziata e il concordato tra la Serenissima e l’Università tranese

TRA STRADE E STORIE…PILLOLE DI TRANESITA’

VIA E VICO ANNUNZIATA

COLLOCAZIONE: via - tratto toponomastico presente dal civico 19 di Piazza Longobardi a via Mario Pagano (attraversando Piazza Tomaselli); vico - tratto toponomastico presente da Piazza Nicola Giuseppe Tomaselli (Rettoria S. Toma) e via Ognissanti.

L’intitolazione riguarda l’Annunciazione, ovvero al momento in cui l’arcangelo Gabriele, appunto, annunzia alla fanciulla Maria la nascita di Gesù. Anche una chiesa a Trani è dedicata all’Annunziata, oggi andata distrutta, sita presso l’attuale Piazza Campo dei Longobardi (popolarmente detta“del pesce”). Per incentivare la vendita alimentare, il comune permette la demolizione della struttura sacra ormai cadente. Nonostante la distruzione, ancora oggi la piazza è definitiva dai concittadini “mmèzze all’Annunziate” ed ancora “mmèzze alla chiazze”. Nella chiesa di S. Maria Annunziata prende vita una confraternita omonima che cessa le sue attività solamente durante il secolo scorso, terminando le sue gesta presso la (ex) parrocchia di Ognissanti.

ANEDDOTI

  • Demolizione: che a Trani vi fosse l’alta necessità di realizzare un’area ove provvedere alla vendita degli alimenti se ne ha atto tramite la drastica scelta di demolire, addirittura, una chiesa. L’autorità comunale, nel 1812, approva il cedimento del luogo di culto consentendo col placet di sistemazione della piazza «dopo vivo contrasto e con debole maggioranza». Infatti, i lavori prendono vita solamente qualche anno a seguire per via della demolizione dei forni di proprietà di Giovan Battista Bianchid di Rosa Bosismiro e delle abitazioni Manzi e della famiglia Mazzone (1827).
  • Costruzione: Demolita la chiesa della Ss. Annunziata, se ne provvede a realizzarne un’ulteriore con delibera comunale del 1827. Solamente con l’intervento dell’arcivescovo De Franci (1832) si pone la posa della prima pietra della nascente chiesa di S. Toma. Dalla antica chiesa dell'Annunziata, di patronato dei discendenti di Alberigo de Cuneo da Barbiano, sono trasportati in quella nuova di San Toma la campana, le urne funerarie della famiglia de Cuneo (coloro che nel 1616 donano in Cattedrale la nuova teca-reliquiario del miracolo eucaristico) e l'altorilievo ligneo di bellissima fattura, fatto eseguire per l'altare maggiore della chiesa dell'Annunziata dal Conte di Trani Manfredi de Cuneo (attualmente presente presso il Museo Diocesano di Trani). Gli altari invece della chiesa di San Toma sono innalzati da Francesco Giordano Lanza de Cuneo (discendente diretto per parte di sua madre Aurelia) e da Don Fabrizio de Cuneo, ultimo personaggio maschile di detto casato che aveva il proprio palazzo avito in Campo dei Longobardi (ex Piazza del Mercato). Vale la pena ricordare che al Campo dei Longobardi fa capo il Seggio del Campo, uno dei quattro sedili dei nobili, il cui stemma era costituito da due spade incrociate con corona di conte.
  • BIBLIOGRAFIA

    Giuseppe Giusto – “Tante strade, tanta storia”, CRSEC Regione Puglia, 2003, p. 30;
    Giuseppe Amorese – “Le Cento Chiese di Trani”, Capone, 1992, p. 95

    “UN GIORNO, UN ANNO: ALMANACCO DI TRANI”

    “…Il 22 marzo 1430 si stipula il concordato tra la Serenissima e l’Università tranese …”

    Un vero e proprio periodo prospero per il porto di Trani lo si vive nel XV secolo, apportando in città una positiva parentesi in termini economici. Molte famiglie tranesi tra cui gli Eliazario, i Palagano, gli Aiello, i Passasepe, i Sifola, i de Bostunis ed altre, impegnate nell’ambito dei traffici commerciali riescono ad elevarsi a delle vere e proprie potenze economiche. Tra le tante conquiste, di loro proprietà divengono molti feudi ed i relativi diritti di dogana così instradandosi verso i gradi più alti degli uffici del Regno. Tuttavia, con il secolo successivo Trani è messa a dura prova per via della guerra di Lauetrech e la conseguente diffusione della peste, procurando un alto livello di disastri sociali. Nel 1428, il Senato della Repubblica di Venezia vieta ai suoi sudditi di commerciare con Trani, a causa di irregolarità attribuite ai funzionari angioini. Un segnale di ripresa arriva il 22 marzo 1430, quando una delegazione tranese, guidata da Pietro Palagano, si reca a Venezia per negoziare un concordato. L’accordo prevede l’introduzione di una tassa speciale destinata alla manutenzione del porto, inclusi interventi di dragaggio. Questa concessione, in deroga ai divieti imposti due anni prima, conferma il prestigio di Trani, che si afferma come una realtà di rilievo, quasi al pari di una Città-Stato indipendente.

    ANEDDOTI

    1. Danneggiamenti: l’aumento del continuo circuito navale causa un non indifferente disagio per il porto che, continuamente, è sovraffollato da imbarcazioni che lo danneggiani. Tra questi, i veneziani in particolare modo sono i maggiori colpevoli per via delle zavorre dei propri ormeggi e per via del largo commercio dei salnitri che solitamente depositano lungo gli spalti delle mura, ove oggi esiste via San Giorgio.
  • Nuove stipule e guerre popolari: Nel 1468, l’Università di Trani stipula nuove convenzioni affinché i continui e ripetuti danni cessino, su raccomandazione del re Ferdinando d’Aragona. In questo stesso periodo, si accende una feroce diatriba tra la famiglia Palagano e i Caccetta, quest’ultima arricchitasi grazie ai commerci marittimi. Il conflitto sfocia in una vera e propria battaglia popolare: le due fazioni si affrontano con armi da fuoco in piazza Portanova, dando vita a uno scontro violento. A seguito di questi disordini, la città viene multata per 40.000 ducati, da versare all’Erario.
  • BIBLIOGRAFIA

    Giovanni Beltrani – “Le vicende storiche e tecniche del porto di Trani”, Trani, 1907, pp. 8-10
    Giuseppe Viesti – “Storia della città di Trani, Atene delle Puglie”, Landriscina Editrice, 2015, pp. 256-257        

    Rubriche a cura di Alfredo Cavalieri e Francesco Squatriti           


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