Ho appreso con grande tristezza della scomparsa di Nadia Cassini, attrice a cui ero legatissimo da sempre. La nostra conoscenza risale alla prima edizione del Trani Film Festival, che si svolgeva in una cornice meravigliosa e suggestiva: il Castello Svevo di Trani. Era il 25 giugno del 2000, una domenica ventosissima d’inizio estate, durante la terza serata della rassegna “Malizie di Trani”, dedicata alla commedia sexy all’italiana e ai film girati nella nostra città.
Invitarla era stato per me un sogno che si realizzava con un misto di emozione e incredulità. Quella sera, insieme a Mariano Laurenti, Gianni Ciardo e Marco Giusti, presentammo "L'infermiera nella corsia dei militari", girato a Trani nel pieno degli anni ruggenti del genere, proprio con Nadia protagonista. Nadia fu protagonista assoluta della serata, e quel momento divenne l’occasione per conoscerla davvero da vicino. Dietro l’icona pop provocante, audace e irriverente, scoprii una donna intensa, malinconica, di grande intelligenza e sensibilità. Una persona che rifletteva con consapevolezza sul proprio percorso artistico: da un lato ironizzava con leggerezza sul passato, dall’altro sentiva il peso di essere rimasta prigioniera di un’immagine, di una carriera spesso gestita da altri. Aveva uno sguardo lucido sul suo percorso artistico: non rinnegava nulla, anzi sapeva riderci sopra, ma allo stesso tempo sentiva il peso di un aspetto che l’aveva un po’ imprigionata.
Quell’incontro ci permise di stringere un legame autentico, forte e affettuoso. Nei momenti di backstage condividemmo attimi semplici ma importanti: la accompagnai da Alberto Corallo che le preparò un abito per la serata, un gesto semplice ma pieno di attenzione che lei apprezzò moltissimo. Dopo la proiezione cenammo tutti insieme e, come da tradizione, concludemmo la notte a La Lampara per un dopofestival tra chiacchiere, risate, musica e confidenze.
Un dettaglio che rende ancora più memorabile quell’evento fu la presenza di Marco Giusti, che colse l’occasione per intervistarla per Stracult, programma che proprio allora muoveva i primi passi. La prima puntata di quella trasmissione, diventata poi culto, fu realizzata a Trani, e l’intervista con Nadia venne registrata all’Hotel Royal (l’ex Jolly). Un frammento prezioso, che oggi suona ancora più importante.
Il giorno dopo Nadia ripartì per Milano, accompagnata dal suo agente Toni Toscano. Da allora restammo in contatto, anche se col tempo ci siamo persi un po’ di vista. Ma quel legame, nato tra le pietre del castello e le luci del nostro piccolo grande festival, è rimasto con me.
Oggi che non c’è più, mi resta il privilegio di averla conosciuta davvero. E l’immenso affetto di chi, da fan, ha avuto la fortuna di diventare anche un amico. Resta un vuoto difficile da spiegare, perché era più di un volto del cinema: era un pezzo di memoria, di affetto, di giovinezza.
Ciao Nadia. Con affetto, con gratitudine e con quel pizzico di nostalgia che si riserva solo alle persone che ti hanno davvero lasciato qualcosa. Rimarrai sempre lì, tra una risata sguaiata e uno sguardo malinconico. Come certe estati che non si dimenticano.
Giuseppe del Curatolo







