Ma perché non hanno l’onestà intellettuale di dire la verità senza tergiversare sull’argomento? Il cda di Amet parla impropriamente di “trasferimento degli addetti”: trasferimento significa spostare da una sede all’altra. In questo caso gli addetti saranno licenziati ed eventualmente assunti da altra società con un contratto ex novo.
Ancora, il cda dichiara che è in corso una "valutazione delle caratteristiche culturali e professionali” dei 5 addetti: credo che questo sia (stato) fatto attraverso i titoli e i curricula depositati dai dipendenti nel lontano marzo 2024, ma in un anno non si è arrivati ad una pronuncia sugli stessi.
Pertanto, alla luce di quanto dichiarato dal cda, rimane confusa la gestione dei tempi: questa valutazione di cui si parla avrà un termine, considerato che è già passato un anno dal deposito di titoli e curricula?
Vi è di più. Se il cda, quindi, ammette che ci siano posti vacanti e questi possano essere ricoperti da codesti dipendenti, perché ha licenziato gli stessi? Non sarebbe stato più utile e corretto porli nella condizione di attesa, ma sempre restando dipendenti?
Nel caso in cui dovessero superare la fase della valutazione e risultare idonei ad occupare uno di quei posti vacanti, come pensano di reintegrare i dipendente ormai ex perché licenziati? Probabilmente il cda frettoloso fa i dipendenti licenziati.
Bene afferma il cda: “Garantiranno la continuità del servizio” (a condizioni diverse, peggiorative, decise dal socio unico) non certo quella dei dipendenti che ad oggi, a circa dieci giorni dal licenziamento, non hanno ancora ricevuto una proposta lavorativa, fermo restando che si tratterà di condizioni retributive peggiorative e questo si sa già).
Ornella Gelso - Componente direttivo provinciale Fratelli d'Italia
