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Ex Angelini, la parte da salvare costa 5 milioni: cercasi finanziamento. Bottaro sui lavori fermi: «Ancora per poco»

A caccia di finanziamenti da una parte e autorizzazioni dall'altra. E Palazzo di città è quasi in fibrillazione per il destino della ex distilleria Angelini, in predicato di diventare un parco circondato da abitazioni di social housing ed altri servizi grazie ad un progetto del Piano nazionale di ripresa e resilienza di ben 18 milioni di euro.

Ebbene, nonostante i tanti fondi in campo, l'evoluzione del procedimento ha determinato la candidatura da parte del Comune di Trani ad un finanziamento regionale extra nell'ambito del programma «Sviluppo territoriale e urbano. Interventi di miglioramento della capacità amministrativa», grazie al quale la giunta regionale ha messo a disposizione degli enti pubblici territoriali 105 milioni di euro.

Di questi 5 milioni potrebbero andare a Trani per la ristrutturazione dei corpi di fabbrica della ex distilleria risparmiati dalla demolizione su richiesta della Soprintendenza.

Come si ricorderà, la vecchia torre ottagonale è stata demolita in considerazione del fatto che si trattava di una costruzione in avanzato stato di degrado della struttura portante, nonché dalle modeste caratteristiche architettoniche.

Al contrario, «c'è la necessità di conservare e restaurare i manufatti dell'originario complesso Angelini, e segnatamente i due corpi di fabbrica speculari, con tetto a capriate (foto), in prossimità dell'ingresso originario fra via San Giovanni Russo e via Maiorano».

Tanto si legge nel provvedimento di candidatura, che a sua volta richiama le prescrizioni della Soprintendenza: «In considerazione dell'importante testimonianza della storia recente della città potranno essere demolite solo le superfetazioni realizzate nel corso del tempo, ovvero le sopraelevazioni che hanno compromesso l'articolazione plano volumetrica del complesso originario. Al riguardo l’amministrazione comunale si impegna a predisporre con altro finanziamento specifico progetto di restauro, che sarà preventivamente sottoposto al vaglio della Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province di Barletta Andria Trani e Foggia».

Dunque, i 5 milioni richiesti alla Regione Puglia serviranno proprio a coprire le spese per effettuare il previsto restauro dei manufatti da salvare e riqualificare. Parallelamente, però, ci si chiede quando riprenderanno i lavori di demolizione, fermi ormai da molti mesi.

Ebbene il sindaco, Amedeo Bottaro, fa sapere che, dopo una lunghissima conferenza dei servizi, «siamo finalmente arrivati all'autorizzazione, da parte della Regione a effettuare la caratterizzazione del suolo delle grandi vasche lasciate scoperte dalla rimozione dei vecchi silos, e che dovranno essere colmate dal materiale di risulta della restante demolizione. Non c'è alcun problema sul materiale demolito da conferire – chiarisce il primo cittadino -, ma prima ci chiedono di accertare che nel sottosuolo non vi siano residui di alcun tipo della vecchia attività industriale (dedicata a distillati realizzati da sostanze alcoliche, ndsr)».

Tutto questo ha determinato il lungo stop delle demolizioni, partite a gran ritmo ma che si sono dovute arrestare per questioni di carattere ambientale, tutt'altro che in linea con la necessità di essere rapidi nel completare le opere alla luce delle scadenze del Pnrr.

«In ogni caso - conferma Bottaro - le demolizioni stanno per ripartire e, nel frattempo, confidiamo anche di portare a casa questo nuovo finanziamento regionale per valorizzare quello che la Soprintendenza ci ha chiesto di conservare della vecchia fabbrica».


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