Freddo e, soprattutto, buio. È il PalaAssi che ci ha accolto al nostro ritorno al suo interno dopo quasi due anni di assenza.
Non ce ne vogliano atleti, dirigenti e assidui frequentatori della struttura: dopo una vita trascorsa in quel palazzetto giocando (molto poco) e raccontando (tantissimo), gli impegni del cronista si sono dovuti spostare su altri scenari.
Ma talvolta passione nostalgia la fanno da padrone e così, ieri sera, siamo tornati per vedere gli Amici del basket travolgere Bitetto 59-33 (19-10, 28-19, 42-24, 59-33) e consolidare il primo posto del loro campionato.
All'ottimo risultato sportivo fa però da contraltare lo scenario desolante di un PalaAssi mai così inospitale. Le lampade spente sono oltre la metà di quelle accese, non c'era un minimo tepore dall'impianto di riscaldamento, evidentemente spento, e ci auguriamo che almeno scenda acqua calda dalle docce: probabilmente sì perché nessuno se ne è lamentato.
Gigi Delli Carri, allenatore della Juve Trani (auguri per la salvezza in B donne) e ieri in campo da giocatore con la squadra di casa - perché soprattutto gente come lui e Gianfranco Lenzu del basket giocato non possono mai fare a meno -, ha fatto sapere che «effettivamente un palazzetto così buio non lo ricordo durante tutta la mia carriera di cestista prima e allenatore poi. Ma è anche vero - aggiunge - che tra un mese dovrebbero finalmente partire i lavori annunciati».
E si spera sia la volta buona. Il palazzetto è al centro di un progetto finanziato dal Piano nazionale di ripresa resilienza per 800.000 euro ma, vuoi per un motivo, vuoi per l'altro, i lavori slittano da almeno tre anni.
Ciononostante non si può, in ragione dei lavori da realizzare, abbandonare un palazzetto in questo stato: ci perdono l'efficienza dell'impianto, il dovere di ospitalità che si deve sempre riservare a squadre e spettatori ospiti e, soprattutto, l'immagine della città.
Due note a margine. I telefonini sono sempre più performanti e quindi le foto rendono solo in parte il buio percepito dall'occhio umano. Durante questi due anni di assenza del cronista nessuno - e sottolineaiamo nessuno - ha avuto modo di dolersi presso questa redazione dello stato in cui versa il PalaAssi. Che lo sappiano i commentatori che adesso scriveranno: «E mo' ve ne accorgete?».







