Le celebrazioni in onore del miracoloso Crocifisso di Colonna sono terminate ieri sera col ritorno del sacro legno al Santuario di S. Maria di Colonna. Sino alla metà degli anni '70 scorsi, la "Croce" dopo essere fatta sbarcare al porto, veniva portata professionalmente per le strade della città. Il corteo sacro terminava in via Roma con la venuta meno della Confraternita di S. Nicola Pellegrino e del Capitolo Metropolitano che, da quel momento, consegnavano simbolicamente ai fedeli il compito di ricondurlo nel luogo proprio di custodia.
Oggi i festeggiamenti prevedono il consueto sbarco al porto il 3 maggio, la processione e la collocazione del Crocifisso presso una chiesa parrocchiale, ove rimane alla venerazione per un buon numero di giorni. Conclusi gli stessi, attraverso una via Lucis serale si fa ritorno al Monastero di Colonna alla presenza del Clero, delle Arciconfraternite e Confraternite e del popolo di Dio. A tal riguardo, ieri sera migliaia sono stati i fedeli presenti al momento del "trasferimento".
Ci si è snodati dal Santuario B.V.M. del Carmine, chiesa giubilare in occasione dell'Anno Santo 2025, per permettere l'ottenimento delle indulgenze alle solite maniere della Chiesa. La risposta più bella è data dal massiccio intervento durante la S. Messa presieduta dall'Arcivescovo Leonardo D'Ascenzo e concelebrata dall'intero clero tranese, persino da impedire ad alcuni di accedervi ed ovviamente il momento esterno che ha visto un crescendo in numero di partecipanti di via in via, lungo il procedere risultando quasi un invito a seguire quella cara immagine che fa sempre da richiamo. Un dispiacere è stato, tuttavia, constatato all'altezza della ex-sciala De Simone dove è presente una lastra, di cui si riporta il motivo del voto: "A divozione di Bartolomeo Menga, 1863".
È un basamento in pietra, collocato nei pressi dal Lido A.N.M.I., che consente la collocazione di una immagine lignea della Vergine Addolorata (conservata al Santuario di Colonna) che, in forma simbolica, attende, accoglie e riaccompagna Gesù crocifisso sino al Monastero. Fanno riflettere i riscontri esternati dai presenti che, oltre a meravigliarsi dell'assenza dell'effigie hanno manifestato una certa lamentela affettiva. Infatti, tra le tante affermazione date da un insolito e acceso trasporto, una signora ha così affermato: "Peccato, è un momento che attendo ogni anno, sin da piccola. Mia madre mi raccontava di rivedersi nel dolore della Madonna, per lo strazio dovuto a suo figlio mai tornato, mai più riabbracciato perché morto in guerra".
Come si nota, spesse volte non si tratta di schematica tradizione ma di alcuni riti che fanno parte del nostro vissuto di vita e cittadino. Alcuni momenti, come quello dell'incontro, sono attesi da una popolazione che si rivede e si ritrova in alcuni simbolismi o ritualità. La Chiesa insegna ad andare oltre per via l'esperienza di fede che, per ovvi motivi, prescinde da alcune forme. Tuttavia, tolleriamole e non omettiamole perché, come avvenuto ieri sera, un dispiacere ha potuto coinvolgere alcuni, se non molti.









