A Trani lo Stato confisca sempre più beni alla criminalità organizzata, con l'obiettivo di restituirli alla collettività attraverso progetti sociali. Esempi virtuosi sono il riutilizzo di beni confiscati al boss Annacondia, come la sede decentrata della Polizia locale, la polizia giudiziaria e la comunità di recupero Controvento.
Tuttavia, il percorso tra la confisca e la piena fruizione è ostacolato da lentezze burocratiche. Emblematico è il blocco da quasi tre anni dei lavori per un cantiere navale e un teatro sul mare nell'area di Controvento, in via Curatoio, a causa di varianti in corso d'opera che il Comune fatica a finanziare, con il rischio di perdere i finanziamenti.
Nonostante la soddisfazione per l'efficacia della legge sulla confisca, espressa da rappresentanti di Oasi 2 e Libera, emerge la preoccupazione per la stasi di alcuni progetti e il rischio che la burocrazia vanifichi gli sforzi, con la possibilità che i beni si disperdano o tornino nelle mani della criminalità. Viene sottolineata l'importanza della legge 109/96 nel restituire i beni alla comunità, creare lavoro e aiutare persone svantaggiate.
Se ne è parlato sabato scorso, a Controvento, nell'ambito di un convegno a cura di Libera.



