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Storia del calcio a Trani, via alla rubrica del lunedì: la promozione in B

Il nuovo numero del Giornale di Trani ha introdotto una nuova rubrica che troverà spazio il lunedì sul nostro sito internet, «Accadde oggi», dedicata alla storia del calcio tranese scandita attraverso le date delle imprese più importanti. Partiamo ovviamente dalla promozione in Serie B della Polisportiva Trani, la cui storica data è il 24 maggio 1964.

Grazie al fondamentale apporto di Carlo Del Negro, sia per i testi che per le foto, possiamo documentarvi in maniera efficiente, efficace ed esaustiva momenti di storia del nostro calcio che probabilmente non torneranno più, ma che devono sempre rappresentare un esempio cui ispirarsi per rilanciare la città in questo sport, nel quale merita palcoscenici decisamente più elevati di quello della Promozione in cui tuttora si trova.

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24 maggio 1964 - Campionato 1963/1964 Serie C

TRANI-CHIETI 1-1

Arbitro: Renzo Frullini di Firenze

Reti: 25’ p.t. Paradiso 36’ p.t. Bitetto

Note: spettatori 10.000 circa. Nelle fila del Chieti Franco Rosati, a Trani nel campionato 1971/1972, fratello dell’allenatore del Chieti Tom Rosati.

TRANI: Lamia Caputo, Crivellenti, Pappalettera; Ferrante, D’Elia, Bazzarini; Arfuso, Bitetto, Morganelli, Guardavaccaro, Cosmano. All. Vincenzo Marsico.

CHIETI: Milan, Rosati, Alberti; Riti, Ghirardello, Fontana; Paradiso, Palma, Orazi, Martegiani, Di Luzio. All. Tom Rosati.

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Sessantuno anni fa, la storica promozione del Trani in Serie B. Non è anacronistico ricordare un avvenimento che va oltre il mero fatto sportivo. E sì, perché Trani all’epoca balzò agli onori delle cronache nazionali per essere stata la prima squadra in Italia, non capoluogo di provincia, ad approdare in Serie B.

Non fu quindi solo un'impresa calcistica, ma uno spaccato economico-sociale dell’epoca. Diceva Vincenzo Marsico, allenatore del Trani, che i campionati non si vincono all’ultima giornata, bensì a luglio, quando si assembla la squadra e si devono scegliere gli uomini (prima che i calciatori) che si presume possano essere utili alla causa comune. Il resto sarebbe venuto da sé.

Così, allo zoccolo duro dell’anno precedente, dove si erano gettate le basi per una squadra forte in tutti i reparti e in grado di reggere la forza d’urto delle contendenti, furono prelevati Bazzarini dall’Avellino e Arfuso dal Lecce, ai quali si aggiunse Crivellenti, sempre dal Lecce, con una curiosa storia che merita di essere raccontata.

Crivellenti, in scadenza di contratto con il Lecce dove aveva giocato nelle ultime tre stagioni, stava per accordarsi con il Chieti (sì, proprio il Chieti), ma avvenne che durante il tragitto da Lecce a Chieti a bordo della sua Fiat 500, mentre transitava per Trani (all’epoca non vi erano autostrade), fu tamponato sul Corso all’altezza di Piazza Bisceglie, vicino all’edicola dei giornali, e fu impossibilitato a continuare il viaggio poiché l’automobile necessitava l’intervento di un carrozziere.

Senza perdersi d’animo, Alberto si mise in contatto con due ex compagni di squadra nel Lecce, Bitetto e Malavasi, che lo accompagnarono presso la sede sociale e lo presentarono al Presidente Giulio Gramegna, che sapevano essere alla ricerca di un terzino esperto, serio ed affidabile dopo la cessione avvenuta qualche settimana prima di Sandro Crescenzi. Chi più di Crivellenti poteva corrispondere a tali requisiti?

Il Presidente Giulio Gramegna non credette ai suoi occhi nel ritrovarsi davanti il terzino che cercava senza averlo mai cercato e quindi, ipso facto, fece trasportare la 500 di Crivellenti in carrozzeria (Di Toma, dietro ai Cappuccini) e all’indomani ripartirono alla volta di Lecce per chiudere la trattativa. Giulio Gramegna fu così risoluto e determinato che i dirigenti leccesi non riuscirono a replicare e lasciarono partire Crivellenti senza possibilità di trattenerlo.

Così Alberto divenne un calciatore tranese, con 212 presenze dal 1963 al 1973, e un tranese per sempre, avendo sposato una gentile signora tranese ed essendo rimasto a vivere per sempre nella nostra città. Quando si dice il destino.

Carlo Del Negro


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