«Sono trascorsi due mesi dall'ultimo "pernacchio" – un sonoro omaggio in stile Eduardo De Filippo – con cui gli operatori della ristorazione hanno simbolicamente manifestato il loro disappunto nei confronti dell'amministrazione guidata dal sindaco "Farò-Faremo". Al centro della polemica, la gara per l'affidamento della concessione della ex Pizzeria da Felice a Colonna». A parlare è Giovanni Di Leo, capogruppo della Lega, che non risparmia critiche.
«Cosa ci dicono quattro tentativi di affidamento in poco più di tre anni, tutti non andati a buon fine?», si interroga Di Leo. A suo parere, le ragioni di questo persistente fallimento potrebbero essere due, o forse la concomitanza di entrambe.
La prima ipotesi avanzata dal capogruppo leghista è che Trani non sia così attrattiva come si vorrebbe far credere. «Forse ora effettivamente non lo è tanto, viste le condizioni in cui sta per essere abbandonata dal sindaco che ci sta per lasciare», rincara la dose Di Leo, evidenziando una presunta dismissione del territorio.
La seconda possibilità è che ci sia qualcosa di sbagliato nelle condizioni poste a base di gara a carico dell'operatore. Un bando, insomma, poco appetibile per chi vorrebbe investire.
«O forse è la concomitanza di entrambi i fattori, che sconsiglia ogni forma di investimento», conclude amaramente Di Leo. «Insomma, un fallimento comunque si valuti la situazione».
La critica di Di Leo si estende anche ai tempi della reazione amministrativa. «Sono peraltro passati due mesi da quando il futuro ex sindaco ha dichiarato alla stampa che stava 'ragionando' se cambiare o meno strategia, ma al momento nessuna notizia da Palazzo di Città», afferma. Il sospetto è che l'impegno dell'amministrazione sia più rivolto a comprendere il proprio futuro politico che a una gestione efficace del patrimonio pubblico. «Insomma, c’è un'evoluzione: "Farò-Faremo-Ragionerò", ironizza Di Leo, sottolineando una presunta incapacità di prendere decisioni concrete.
L'intervento si conclude con una nota nostalgica sui fasti passati di Trani, quando la città "splendeva". L'immobile in questione, infatti, resta nella memoria collettiva come la "Pizzeria da Felice" per i meno giovani e "La Terrazza" per i più giovani, simboli di un periodo di maggiore vitalità e attrattività.
