A sessant’anni dalla tragica scomparsa del Carabiniere Luigi De Gennaro, vittima del terrorismo altoatesino, la città di Trani rende omaggio alla sua memoria con un gesto di profonda commozione. In occasione del 60° anniversario, il nipote dell'eroe, Enzo De Gennaro, ha realizzato un’opera d’arte in suo onore, donandola al Comando provinciale dei Carabinieri di Trani.
La toccante cerimonia si è svolta al Comando, dove l’artista ha consegnato un ritratto dipinto di suo zio e del commilitone Palmerio Ariu, unendo il tributo a dei versi composti per l’occasione. L'opera è stata ricevuta dal comandante, colonnello Massimiliano Galasso, che ha sottolineato il valore simbolico di questo dono, che riporta a casa il ricordo di un figlio di Trani caduto in servizio.
Luigi De Gennaro, nato a Trani il 29 agosto 1941, si arruolò nell’Arma dei Carabinieri a soli vent'anni. Il suo destino si incrociò con la violenza del terrorismo il 26 agosto 1965, quando, in servizio presso la Stazione di Sesto Pusteria, venne brutalmente assassinato. L'attacco, avvenuto durante la fase più cruenta del terrorismo altoatesino, vide il giovane carabiniere cadere sotto una pioggia di colpi di mitra mentre cercava di salvare il collega Palmerio Ariu.
Per il suo coraggio e il suo estremo sacrificio, Luigi De Gennaro è stato insignito della Medaglia d’Oro di Vittima del Terrorismo dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel 2010.
Il gesto del nipote Enzo, che ha scelto di onorare la memoria dello zio attraverso l'arte, serve a ricordare che il sacrificio di quegli anni non è stato vano. La donazione al Comando dei Carabinieri assicura che il ricordo di Luigi De Gennaro e dei valori di cui è stato testimone – dovere, altruismo e solidarietà – rimanga indelebile, tramandato di generazione in generazione nella sua città natale.
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La poesia
26 agosto 1965
No Luigi, non so ancora cosa è stato. Forse il rombo crudele di un tuono sulla linea mansueta dei grilli che, con la complicità di una luna che ha smesso di cantare, ci ha abbandonati nella pece di una notte di cui resta solo un relitto incagliato nell'ombra. 0 forse erano i sassi caduti dalla croda a sfigurare il racconto dei giganti che pacifici e ignari dormono.
Perché sei venuto Palmiro? Cosa credevi di trovare nel fragore che ancora rovescia stoviglie e vettovaglie, nell'acre odore del sangue sulle colonne del corriere? Con la schiena esposta contro la finestra, nel bollore di una pentola che anticipava le risate giovani attorno ad una tavola allegra, il piombo.
Questa oscurità ci porta via la giovinezza. Chiusa nel legno. Andranno a cospargere i boschi con le nostre risate spezzate. Sotto quegli alberi ci troveranno per sempre. Ogni volta che cercheranno i nostri occhi. Ogni volta che sulle lapidi le lacrime incontreranno i nostri nomi. Vano sarebbe il chieder loro di non piangerci.
Anche noi lo faremo perché avevamo progetti per conquistare il nostro avvenire irrisolto e speranze per colmare gli invasi esasperati dalle torride stagioni delle nostre terre lontane.
Ci rattrista mamma, papa, fratelli, sorelle, vedervi arrivare ora che tutto è terminato. Perdonateci se andiamo via così sul calar efferato di una placida estate.
Una fiamma perpetua arderà nel nostro petto.
Sarà d'argento. Arderà fiera di questi figli.
E noi la nutriremo con la fedeltà che nei secoli le giurammo.
In lei ritroviamo la forza, in lei riponiamo i vostri cuori.
Abbiate cura dei nostri occhi tra i vostri ricordi e il vivere ci sarà perenne.
Enzo De Gennaro

