Il Comune di Trani è stato condannato a pagare un debito fuori bilancio di quasi 85.000 euro a un suo ex dipendente. La causa? Per circa dodici anni l'uomo ha svolto mansioni superiori a quelle per le quali era stato assunto, senza mai riceverne il giusto riconoscimento economico. Una vicenda che, come si legge dalla sentenza, rappresenta un importante precedente per tutti i dipendenti pubblici che si trovino in una situazione simile.
Assunto nel lontano 1977 con la qualifica di istruttore amministrativo (categoria B), il lavoratore ha continuato a servire l'ente per decenni. Tuttavia, tra il 2003 e il 2014, ha svolto mansioni superiori, arrivando a ricoprire ruoli di fatto da "quasi dirigente" (categorie C5 e D3). Nonostante le responsabilità aggiuntive, la sua qualifica formale e la retribuzione non sono mai state adeguate al lavoro svolto.
Dopo anni di mancato riconoscimento, l'ex dipendente ha deciso di agire legalmente. La causa, che vedeva contrapposti il Comune di Trani e il ricorrente (difeso dagli avvocati Samuele Borgia e Giuseppina Tortosa), è stata esaminata dal Tribunale del Lavoro di Trani.
Il 6 marzo 2025, la giudice Floriana Dibenedetto ha accolto parzialmente la richiesta del ricorrente, condannando il Comune al pagamento di un risarcimento. La somma totale, inclusi differenze retributive, indennità di posizione e Tfr, ammontava a circa 85.000 euro. A questi si sono aggiunte le spese processuali di 8.000 euro a carico del Comune.
Sebbene una successiva ordinanza della Corte d'Appello di Bari abbia sospeso l'esecutività della sentenza per gli importi superiori ai 50.000 euro, il Comune di Trani ha comunque riconosciuto la legittimità del debito per un totale di 84.603,53 euro, approvandolo in consiglio comunale.
