È vera attrazione tra il pubblico del Palazzo delle Arti Beltrani di Trani e Raffaello Tullo. Dopo averlo ospitato sul palco della suggestiva Corte “Santorsola” nel recente passato con la “Rimbamband” e successivamente da solista, il performer barese ha proposto il suo nuovo spettacolo inserito nella sezione teatrale della stagione artistica di “Palazzo delle Arti Beltrani”.
«Algo Ritmo» ha confermato tutta la sua poliedricità, stavolta in coppia con sua moglie Martina Salvatore, coinvolta in perfetta simbiosi in un’opera che, mescolando satira, musica e danza, affronta temi importanti e più che mai attuali.
La trama si muove in un futuro prossimo, dove un uomo solo riceve in casa un robot umanoide. Ma non è solo un’intelligenza artificiale. È una creatura che apprende, reagisce, evolve. E lo fa attraverso gli stimoli esterni e il ritmo. Il corpo di Martina, che interpreta l’umanoide Martie, è un dispositivo scenico di straordinaria precisione: ogni gesto è calibrato, ogni movimento è una risposta algoritmica che si fa poesia.
Raffaello è un attore che sa far ridere con il corpo, ma anche pensare con il sorriso. La sua scrittura, condivisa con Andrea Delfino, è ironica, tagliente, mai banale. In “Algo Ritmo”, affronta temi come il patriarcato, la solitudine, il tempo, il progresso tecnologico, l’identità. Ma lo fa con leggerezza e, attraverso un’ironica e creativa narrazione, lo show porta il numeroso pubblico presente a riflettere, ridendo, su rischi e benefici dell’intelligenza artificiale.
Il suo personaggio, quasi autobiografico e inizialmente diffidente, si apre a Martie come ci si apre a una nuova lingua. E il pubblico assiste a una metamorfosi: da uomo smarrito a individuo che ritrova se stesso attraverso l’altro, anche se quell’altro è un algoritmo. Il protagonista, infatti, scopre in Martie un’alleata perfetta, un’assistente in grado di risolvere tutti i suoi problemi. Ma ad un certo punto, qualcosa non va come ci si aspetta. Lo spettacolo che ne segue è un mix esilarante di musica, poesia, battute, magia e ritmo, appunto.
La regia di Marco Rampoldi, con l’assistenza di Paola Ornati, costruisce uno spazio teatrale dove il tempo si dilata e il pubblico è chiamato a decifrare codici non verbali: sguardi, tensioni, sospensioni. Il ritmo – come suggerisce il titolo – è il vero protagonista. Non solo musicale, ma drammaturgico, relazionale, esistenziale.
ph finale Social - Raffaello Tullo







