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L'«anticarcere» di don Agresti: lo racconta il libro di Sinisi questo venerdì allo Sporting

Venerdì 12 settembre 2025, alle ore 18:30, presso il Circolo Sporting Club di Via Astor Piazzolla 2 (Capirro), si terrà l’incontro dal titolo “Una vita senza sbarre”, un’iniziativa promossa dall’Unione Giuristi Cattolici Italiani (UGCI) – sezione di Trani “Renato Dell’Andro”, con il patrocinio di ADGI, MEIC e Argomenti2000.

L’evento intende approfondire tematiche legate alla libertà, alla responsabilità personale e al ruolo educativo e sociale delle istituzioni nella formazione dei cittadini.

I saluti iniziali saranno affidati a personalità di rilievo del territorio:

  • Dott.ssa Giuseppina Paracampo, Presidente UGCI sezione di Trani e Consigliere nazionale UGCI;
  • Avv. Anna Chiumeo, Presidente ADGI sezione di Trani;
  • Prof.ssa Maria Bisceglie, Presidente del Gruppo MEIC della Diocesi di Trani.
  • Interverranno con la loro esperienza:

  • Dott. Giannicola Sinisi, magistrato e autore del libro;
  • Don Riccardo Agresti, Responsabile della Comunità San Vittore di Andria;
  • Dott. Giuseppe Altomare, Direttore della Casa Circondariale maschile di Trani.
  • L’incontro prevede anche un intervento programmato di Avv. Anna Chiumeo e sarà moderato da Dott. Luca Ciciriello, giornalista dell’emittente televisiva “Teledehon” di Andria.

    L’iniziativa si propone di offrire al pubblico un’occasione di riflessione sul senso della libertà, sul reinserimento sociale e sul ruolo delle comunità nel sostegno alle persone che hanno vissuto esperienze di detenzione.

    “Le carceri italiane sono inumane per sovraffollamento, numero di suicidi ed inadeguatezza delle strutture carcerarie “.

    È la valutazione data da una Corte olandese, nei mesi scorsi, alla richiesta di estradizione della Corte di Assise di Milano per un cittadino olandese ma di origini africane che dev’essere giudicato in Italia.

    Veritiera l’affermazione della Corte olandese ed aggravata anche dal report del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti nelle carceri europee, stilato nell’anno 2024.Dell’Italia si sottolinea l’eccessiva presenza di detenuti rispetto ai posti presenti nelle carceri con le pessime condizioni igienico-sanitarie all’interno delle strutture.

    Ma il vero e grave problema è che da parte del Ministero Giustizia non è mai stato affrontato il problema del sovraffollamento delle carceri, della fatiscenza delle strutture italiane, della mancanza di personale, che cerca di “evadere “verso altri posti di lavoro maggiormente adeguati.  

    I suicidi dei detenuti all’interno delle carceri non avvengono perché, come pubblicato da alcuni quotidiani. devono uscire dal carcere per fine pena e hanno paura del mondo esterno e di ciò che li attende fuori!!!! Il detenuto si priva della sua vita in carcere perché ha subito “qualcosa “perché stare in una cella di piccole dimensioni in 4 o 5 persone a stretto contatto, con all’interno anche un servizio igienico ed un fornellino per cucinare, non è dignitoso.

    Ma perché il sistema carcerario italiano non ha mai funzionato al contrario di quello svizzero o norvegese, entrambi all’avanguardia? I detenuti norvegesi devono scegliere fra il lavoro e lo studio, nelle carceri della Svizzera c’è un ufficio dell’assistenza riabilitativa, che si occupa di garantire l’assistenza sociale a tutti coloro che, detenuti, ne facciano richiesta durante il periodo di detenzione, oltre ad un servizio di assistenza, denominato “ Pollicino “, atto a garantire sostegno  ai bambini figli di genitori –padre o madre- detenuti. Un quadro completamente differente da quello italiano!!!

    Al cospetto della triste e desolante situazione carceraria italiana occorre porre rimedio definitivamente e velocemente con costruzioni di nuove carceri in tutta l’Italia, progettare un vero e proprio piano di edilizia carceraria.

    Carceri con all’interno servizi più adeguati ai tempi, progettando e realizzando rapporti di collaborazione con le scuole, le università per consentire ai detenuti di poter studiare, sottoscrivere protocolli con gli enti locali ed il mondo dell’imprenditoria per avviare i detenuti al lavoro.

    Ma c’è già chi, aderendo alla dottrina sociale della chiesa, con vero spirito di carità, proseguendo sulla strada della “ Speranza “, di cui parlava Papa Francesco, che aveva a cuore i detenuti e la loro vita disumana all’interno delle carceri, ha realizzato un progetto atto a favorire il reinserimento del detenuto nel contesto sociale, una volta scontata la propria pena ed uscito dal carcere.Don Riccardo Agresti, prete di una chiesa di Andria, ed il Magistrato, ora in pensione, il Dott. Giannicola Sinisi, fin dal 2017 hanno intrapreso la strada della riabilitazione del detenuto all’esterno, fuori di un carcere.

    Don Riccardo Agresti, credendo nel suo progetto, forte della sua volontà di voler recuperare queste persone, ritenute perdute ed abbandonate dalla giustizia italiana in un carcere, grazie alla volontà, alla preparazione e tenacia del magistrato Giannicola Sinisi, convince Mons. Luigi Mansi, Vescovo della Diocesi di Andria, a concedergli una vecchia masseria, appartenuta nel lontano passato ad una famiglia di Andria e, successivamente, divenuta di proprietà della Curia andriese.

    Difficile pensare che un Magistrato della pubblica accusa, qual è sempre stato il Dott. Sinisi, che, in un ufficio giudiziario, si sia trovato di fronte a persone per le quali richiedere l’applicazione di una pena, si sia, successivamente, ritrovato al cospetto di quelle stesse persone all’interno della Comunità San Vittore.

    Ma il Dott. Giannicola Sinisi e Don Riccardo Agresti, con il loro spirito di sacrificio, di carità, con la loro competenza, caparbietà. sono stati veramente eccezionali nel riuscire a dare una nuova vita a persone che, all’interno di un carcere sicuramente non avrebbero un futuro.

    All’interno della Comunità San Vittore di Don Riccardo Agresti tutti lavorano, grazie anche alla collaborazione di altri volontari, creando prodotti alimentari artigiani, venduti nei supermercati italiani, coltivano terreni che producono verdure.

    Commovente è la storia del senegalese Mamoud arrivato in Italia con i barconi della speranza, e con la speranza di poter diventare un calciatore, riuscendoci solo per poco prima di scivolare sulla strada del male: i tentativi e la volontà del Dott. Sinisi e di Don Riccardo nell’aiutarlo sono veramente unici.

    La Comunità San Vittore è una delle poche comunità esistenti nel Sud Italia, che si occupa della rieducazione e riabilitazione dei detenuti ed è su questi esempi che il Ministero della Giustizia dovrebbe porre molta attenzione per avviare un nuovo discorso sul futuro dell’esecuzione della pena in Italia e della “famosa “rieducazione della pena, richiesta dalla nostra Costituzione e tanto voluta dal Pres. Renato Dell’Andro.

    Dott.ssa Giuseppina Paracampo - Presidente Ugci Trani “ Renato Dell’Andro “ - Consigliere Nazionale Ugci

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