L'ombra della guerra e la precarietà degli equilibri globali al centro del dibattito di ieri sera ai Dialoghi di Trani, incentrati sul tema "Umanità". L'incontro, dal titolo lapidario «La Nato in guerra», ha riunito il Generale di Corpo d'Armata ed saggista Fabio Mini, l'eurodeputato Brando Benifei e la giornalista Giovanna Botteri, moderatrice incisiva, per riflettere sul ruolo attuale dell'Alleanza Atlantica e sulla "frenesia bellica" che starebbe portando l'Europa verso l'autodistruzione.
L'emozione iniziale, dedicata a una "seconda Gaza in Paradiso" per le vittime del conflitto, ha subito lasciato spazio a una lucidità critica sul sistema di difesa occidentale.
La domanda iniziale, diretta da Botteri, ha scosso la platea: "Ma 'sta Nato c'è o non c'è? Ci difende o non ci difende?" La risposta del Generale Fabio Mini è stata netta: "La Nato non c'è, o meglio non c'è più".
Mini ha sostenuto che l'Alleanza ha superato i suoi confini originari, spostando l'interesse fino all'Indo-Pacifico per sostenere gli interessi primari degli Stati Uniti. Questo, secondo il Generale, configura un vero e proprio vassallaggio da parte dei paesi europei, costretti a sottostare alle "pulsioni belliche" di Washington, anche al di là della ragionevolezza e della decenza.
Mini ha inoltre smontato la retorica trumpiana secondo cui gli Stati Uniti avrebbero "regalato" la sicurezza all'Europa. Citando i rapporti del Congresso americano, ha affermato che la tesi di dover risarcire gli USA è una "balla" e una "deformazione nata proprio con il trumpismo".
L'eurodeputato Brando Benifei ha rincarato la dose sul tema dei costi. Riguardo alla richiesta (che si aggira sul 5% del Pil in alcune ipotesi) di aumentare le spese per la difesa, Benifei non ha usato mezzi termini: "Io non lo condivido perché, oltre a essere insostenibile economicamente, è una truffa, una presa in giro".
L'impegno, ha aggiunto, è insostenibile e spesso basato su trucchi contabili, e soprattutto è il risultato di una debolezza europea che subisce il ricatto del presidente americano: "Loro (gli Stati Uniti) non vogliono più provvedere alla vostra sicurezza".
La debolezza si manifesta anche nell'incapacità di difendere i propri interessi economici: l'Europa ha rinunciato alla Web Tax sui colossi digitali americani (Meta, Amazon, Netflix) perché il settore tech è "inglobato nel sistema militare americano", e un attacco economico lì equivarrebbe a subire una "mannaia" militare.
Il dibattito ha raggiunto il culmine sulla contraddizione fondamentale della politica europea. Botteri e Mini hanno chiesto: come può l'Europa pensare di costruire un esercito comune quando non riesce ad avere una politica estera comune? Le risposte: «Non c'è una voce unica su crisi globali come il genocidio a Gaza. Si assiste a riarmi nazionali (come quello previsto dalla Germania) che inquietano. L'ideale originario dell'Unione, volto a superare i conflitti tramite la libera circolazione, è fallito, portando a un ritorno delle frontiere e a una ripresa delle spese belliche».
Benifei ha ammesso la realtà delle critiche ma ha invitato a trovare una strada. La soluzione, per il federalista europeo, è uscire dalla gabbia dell'unanimità e creare una cooperazione rafforzata tra paesi disposti a fare da avanguardia, rinunciando al diritto di veto, per costruire una vera difesa europea autonoma.
Infine, il Generale Mini ha concluso con una precisazione tecnica: persino l'Articolo 5 del Trattato Nato, il famoso principio di difesa collettiva, non è automatico, subordinato com'è alle decisioni delle Nazioni Unite e prevedendo contributi non necessariamente militari in caso di conflitto. L'unica via è, come si auguravano gli ospiti, "tornare a ragionare" sui fondamenti della nostra sicurezza.
