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Amianto, allarme da tre associazioni: «Troppi capannoni non sicuri. E la gente ci lavora»

La notizia della tromba d’aria abbattutasi il 1^ ottobre scorso sulla zona industriale di via Papa Giovanni XXIII, diffusa dalla stampa locale online, ripropone con sempre più crescente preoccupazione un problema sul quale le associazioni scriventi conducono da anni la lotta di civiltà che è la bonifica definitiva di ogni sito contaminato da amianto: capannoni, canaline di scarico delle acque piovane, canne fumarie, cisterne e quant’altro, oltre alle discariche a cielo aperto ove vengono abbandonati abusivamente anche i rifiuti delle bonifiche eseguite da non addetti ai lavori.

La L.257/92, in relazione all’acclarata pericolosità, dichiarò fuori legge l’amianto prevedendo, anche attraverso decreti e apposite normative, precise disposizioni di bonifica da eseguire ad opera di imprese e personale specializzato opportunamente protetto.

La Regione Puglia, ancorché tardivamente rispetto all’emanazione della legge statale citata, approvò nel 2015 il Piano Regionale Amianto, anche quello disatteso addirittura senza mai mettere in atto un organico programma di bonifiche a livello regionale.

L’amianto è un minerale altamente pericoloso molto utilizzato in edilizia nel secolo scorso, composto di piccolissime fibre che i manufatti iniziano a rilasciare già dopo 18 mesi dall’installazione dei pannelli usciti dalla fabbrica. Dette fibre straordinariamente leggere si disperdono nell’ambiente trasportate dal vento e se inalate o ingerite possono procurare gravi patologie come il mesotelioma pleurico e l’asbestosi, malattie che si possono manifestare anche dopo lunga latenza (anche 25/30 anni) e causano la morte lunghe sofferenze a carico dell’apparato respiratorio. 

Ciò detto dobbiamo ricordare che vietati uso e commercializzazione dell’amianto e dei manufatti con esso prodotti, ad esempio l’Eternit dal nome della più grossa azienda produttrice di cemento-amianto, i proprietari di immobili che lo avevano installato, in particolare sui capannoni industriali, consapevoli di dover prima o poi bonificare le coperture hanno smesso finanche la manutenzione, pure prevista per legge, con la conseguenza ora di un ammaloramento sempre più grave, ormai insanabile e pericoloso che non ha alcuna alternativa alla rimozione.

Nella fattispecie dell’evento accaduto a causa della tromba d’aria in via Papa Giovanni XXIII, bene ha fatto la Polizia Locale di Trani che ha delimitato la zona, interdetto il traffico pedonale e veicolare e interessato i Vigili del Fuoco che hanno giustamente sollevato allarme per la presenza sulla strada di frammenti della copertura caduta in strada.

Quanto avvenuto, ancorché a causa della forza della tromba d’aria è anche un effetto delle mancate manutenzioni che hanno interessato finanche le tenute dei pannelli e, aggiungiamo, chissà a quale distanza, trasportate dal forte vento, sono andate a contaminare le fibre rilasciate da quella copertura.

Orbene, è un dato di fatto inconfutabile che a Trani ci siano numerosi capannoni con coperture in cemento-amianto ammalorato e privi di manutenzioni, queste ultime ormai anche inutili per il grave stato di degrado nel quale versano visibili persino a occhio nudo e per questo da rimuovere senza ritardi, pertanto le sottoscritte associazioni ancora una volta richiamano l’Amministrazione comunale ad un atto di responsabilità civile e sociale perché siano completati rapidamente il censimento e la mappatura dei siti contaminati ed emetta con la dovuta urgenza le ordinanze per le bonifiche e che ponga adeguata attenzione a ché avvengano nei tempi intimati e che in mancanza vi provveda il Comune in danno dei proprietari.

Non possiamo nemmeno tacere sulla circostanza che nella quasi totalità di quei capannoni, salvo che non siano stati dismessi e abbandonati senza che sia avvenuta la bonifica, si svolgono attività lavorative con i prevedibili rischi incombenti su quelle maestranze.

Al riguardo ci chiediamo dove sia la ASL e le sue strutture operative che tutelano la sicurezza del lavoro.

Dobbiamo accettare il paradigma inammissibile che l’accettazione del lavoro, purché sia, non deve tener conto dell’offerta in carenza di sicurezze? Non basta l’ecatombe di 607 morti sul lavoro nel 2025 a tutt’oggi?    

Ci rendiamo conto che le imminenti scadenze elettorali non depongono a favore di provvedimenti dovuti, giusti e improcrastinabili, ma vorremmo ricordare che la salute dei cittadini non è una opzione, ma è una priorità e un dovere, anche per chi potrebbe essere tentato di rinviare interventi di bonifica.    

Associazione Cittadinanza Attiva OIKOS APS Trani - Associazione Esposti Amianto e rischi per la salute BAT - Antonio CARRABBA

CODACONS sede locale di Trani - Avv. Nicola ULISSE


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