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Piano costiero, quattro associazioni: «Non diventi strumento di privatizzazione»

Le associazioni Legambiente Trani, Comitato Trani Bene Comune, Libera Trani e Il Colore degli Anni hanno inviato una formale proposta di osservazioni alla Delibera n. 63 della Giunta Comunale di Trani, relativa al Piano Comunale delle Coste (PCC). Le organizzazioni denunciano gravi criticità e propongono modifiche sostanziali, sottolineando come il piano, nella sua stesura attuale, sia privo di visione strategica e rischi di favorire interessi privati a discapito della fruizione pubblica del mare.
Il PCC, quale strumento fondamentale di pianificazione territoriale e ambientale, non può essere un atto tecnico isolato ma deve assumere una valenza politico-strategica orientata alla tutela, valorizzazione e fruizione sostenibile del litorale tranese, riconosciuto come bene comune.

Si evidenzia una grave carenza di visione nella gestione ambientale del litorale. Si concorda con il Piano in quanto alla necessaria quanto urgente riqualificazione la costa nord , in particolare dell’area caratterizzata dalla presenza degli ex stabilimenti industriali ma, al fine di garantire la salute della cittadinanza, si ritiene essenziale che sia un organismo pubblico ad occuparsi della caratterizzazione dei materiali e della rigenerazione, eventualmente a spese del privato concessionario. Sono altresì necessarie chiare linee guida e parametri oggettivi per le azioni di rigenerazione, con l'adozione di sanzioni efficaci in caso di inadempienza, nel caso il compito di riqualificazione sia lasciato in capo ai privati. 

In linea con questa visione di ripristino, si chiede di procedere, in accordo con l’Amministrazione di Barletta, verso la costituzione di un’area protetta (ZPS/ZCS). Questo corridoio ecologico tutelerebbe ampi spazi e la biodiversità, valorizzando le aree di Boccadoro e la zona archeologica adiacente nell’agro di Barletta (Ariscianne).
In netto contrasto con questo obiettivo, è la proposta comunale di inserire un punto ristoro-servizi nell’area di Boccadoro, trasformando l’oasi naturalistica – cruciale corridoio ecologico per specie stanziali e migratorie – nell’ennesimo luogo antropizzato.A questa visione di tutela si deve integrare la pianificazione di una mobilità dolce costiera attraverso il PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile): con piste ciclabili e percorsi pedonali, e un coordinamento con la pianificazione comunale e con i comuni limitrofi di Barletta e Bisceglie per garantire una gestione integrata e la continuità ecologica.

Preoccupa, inoltre, l’assenza, nel piano, di previsione di interventi per la mitigazione dell’erosione costiera, fenomeno diffuso lungo il litorale tranese. Questo punto rappresenta uno dei tasselli fondamentali da inserire nel piano comunale delle coste, attraverso analisi dettagliate e la previsione di interventi di difesa morbida e programmi di monitoraggio.

Ricordiamo che sul fronte della geodiversità, la costa sud tra Capo Colonna e Torre Olivieri è stata riconosciuta da uno studio dell’Università di Bari e dalla Società Italiana per la Geologia Ambientale (SIGEA) come un patrimonio unico dell’Italia meridionale. Questo tratto riveste un eccezionale interesse scientifico e didattico: è un sito fondamentale per la comunità scientifica per la presenza di impronte di dinosauro del Cretaceo, di fenomeni geologici rari come i sismiti e di paleosuoli che documentano l'evoluzione paleoclimatica del Quaternario. Lo studio sottolinea come gran parte di questi affioramenti sia stata già sottratta alla comunità scientifica per interventi di difesa della falesia, rendendo la tutela ancora più urgente (Geologia dell’Ambiente, Supplemento al n.2/2011, SIGEA, pg 81).
Chiediamo quindi il suo riconoscimento come monumento naturale – com’è suggerito dallo studio in base alla Legge Regionale 33/2009 – e la creazione di un Parco Ambientale Costiero dedicato alla fruizione didattica e scientifica.

Le osservazioni, inoltre, pongono l'accento sulla metodologia utilizzata dalla proposta di Piano Comunale delle Coste che individua come "utili" diversi tratti di spiaggia che risultano di fatto inaccessibili, non fruibili dalla cittadinanza, o addirittura inesistenti a causa dell’erosione o della presenza di scogli artificiali.
Esempi lampanti sono rappresentati da tratti di costa nord, lungo il terminale di Via Finanzieri, caratterizzato da scarti di lavorazione lapidea che rendono difficoltosa la fruizione;  i tratti centrali, come quelli nei pressi del locale “Il vecchio e il mare”. Questo punto risulta di fatto inaccessibile in sicurezza, in quanto non è presente alcun passaggio sicuro che consenta di raggiungere gli scogli considerati “linea di costa utile”.
Altresì gli spazi sottostanti il muraglione della villa, in cui non è presente alcun accesso sicuro o peggio, in cui la spiaggia non esiste più.
Per tutti questi motivi, è imprescindibile l'immediato ricalcolo della linea di costa utile e la rigorosa esclusione di tutte le aree non accessibili e non fruibili.
La strategia adottata, infatti, ha "gonfiato" artificiosamente la lunghezza dei tratti considerati "costa utile", includendo aree che sono di fatto inutilizzabili, inaccessibili o inesistenti. Questa anomalia permette di concedere ai privati percentuali ben maggiori di quanto sarebbe lecito e discapito dell’interesse pubblico di fruizione delle spiagge.

Nelle osservazioni sono state espresse preoccupazioni sul contesto normativo. L’approvazione del PCC ignora l’imminente aggiornamento del Piano Regionale delle Coste (PRC) da parte della Regione Puglia. La bozza del nuovo PRC, infatti, mira a eliminare la categoria ambigua “spiaggia libera con servizi” (SLS) – che ha generato problemi e ha spesso dato vita a veri e propri stabilimenti in elusione di legge – e impone una distribuzione più equa e omogenea tra spiagge libere (almeno 60%) e concesse (massimo 40%). Si chiede di agire con cautela, rivedendo le percentuali con criteri più tutelanti in vista della nuova normativa regionale e seguendone gli indirizzi, senza inserire neologismi di fumosa provenienza e catalogazione come le SMS (Somministrazione con Solarium) introdotte dal piano locale.

Viste queste premesse, i proponenti delle osservazioni ritengono imprescindibile una revisione profonda del PCC, affinché non diventi uno strumento di privatizzazione, ma un motore di rigenerazione territoriale, ambientale e sociale e l’organizzazione di momenti di incontro e confronto con la cittadinanza. I tranesi hanno diritto a una costa accessibile, sicura e tutelata come bene comune.

Cristina Monterisi - Legambiente Trani - Vincenzo Ferreri - Trani Bene Comune - Francesco Pacini - Libera Trani - Angela Di Cuonzo - Il colore degli anni


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