Omelia per il funerale di Saverio Lomolino, scritta e letta da don Dino Cimadomo, parroco di San Magno Vescovo e Martire.
Carissimi fratelli e sorelle,
oggi questa nostra chiesa di San Magno è avvolta da un silenzio diverso dal solito. È un silenzio che parla, che grida dentro, che pesa sul cuore come un nodo che non si scioglie. È il silenzio che nasce quando ci si trova davanti a un dolore più grande di noi, davanti a una vita giovane, bella, luminosa, che agli occhi del mondo sembra essersi interrotta troppo presto. Siamo qui per Saverio, diciassette anni di luce, di domande, di sogni, di battaglie, di fede. E siamo qui come comunità, come amici, come famiglia, come Chiesa, per dire che la sua vita, anche se breve, è stata piena, intensa, meravigliosamente vera.
- “Ho combattuto la buona battaglia”
San Paolo, nella lettura, ci ha regalato parole che oggi suonano come scritte per Saverio: “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede.” (2Tm 4,7) Saverio ha combattuto. Ha combattuto con la forza dei grandi, ma con la purezza dei piccoli. Ha combattuto con la fede, con il sorriso, con la speranza di chi non si arrende. Un anno di dolore, di cure, di attese, di speranze, di preghiere, un anno in cui non ha mai smesso di dire “sì” alla vita, anche quando la vita gli chiedeva tanto. Ha terminato la corsa, sì… ma non nel senso di chi si ferma. Ha terminato la corsa nel senso di chi ha raggiunto la meta, di chi è arrivato al traguardo dell’Amore, dove Dio lo attendeva con le braccia aperte. E ha conservato la fede, quella fede che non ha mai perso neanche un giorno, neanche nei momenti più duri, quando gli occhi si riempivano di lacrime, ma il cuore restava saldo.
2. Il ragazzo della domanda
Saverio era “il ragazzo della domanda”. Quante volte lo abbiamo sentito dire: “Posso fare una domanda?” Era la sua frase, il suo modo di entrare nel mondo, di avvicinarsi alle persone, di scoprire la vita. Non smetteva mai di chiedere, di voler capire, di voler sapere. Aveva una curiosità che nasceva da dentro, da quella sete di verità che solo i puri di cuore possiedono. La sua era una ricerca sincera, non superficiale. Voleva conoscere tutto: la scienza, la storia, la fede, il senso delle cose.
E le sue domande non erano mai banali. Dietro ogni “posso fare una domanda?” c’era un bisogno di verità, un desiderio di vita, un cuore che voleva capire il mistero. E forse oggi, Saverio, sei arrivato davanti a Dio con la tua ultima domanda.
E Dio non ti ha risposto con parole, ma con un abbraccio. Un abbraccio che ha dato risposta a tutto. Ora non hai più bisogno di chiedere, perché vedi. Ora conosci, ora sai, ora sei immerso nella luce che hai sempre cercato.
- Un giovane innamorato della vita
Saverio amava la vita.
La amava con semplicità e con forza.
Amava la scuola, i suoi compagni, i professori. Anche quando la malattia lo indeboliva, non ha mai voluto rinunciare a quel banco, a quella campanella, a quell’incontro quotidiano con i suoi amici.
È andato a scuola fino all’ultimo, anche con l’ossigeno. Chi lo vedeva entrare così, con quel tubo trasparente e con quel sorriso luminoso, capiva che lì c’era qualcosa di più grande: c’era un ragazzo che non voleva arrendersi, che voleva vivere, imparare, esserci. Ha dato valore alle piccole cose: una risata, un messaggio, un tramonto, una canzone. Ogni giornata, per lui, era un dono. E il suo modo di vivere ci insegna che la vita non si misura in anni, ma in intensità. Saverio ha vissuto poco, ma ha amato tanto.
Ha vissuto intensamente, pienamente, profondamente.
- Il giovane di fede
Saverio non era solo un ragazzo buono: era un ragazzo di fede.
Apparteneva al gruppo dei Giovanissimi di questa comunità. Nonostante la malattia, partecipava, pregava, ascoltava, condivideva.
Non si teneva fuori, non si lasciava scoraggiare. Voleva essere parte di quella famiglia di giovani che cercavano Dio insieme. E la sua presenza, anche silenziosa, era un segno, una lezione, una luce. Nel gruppo, Saverio era quello che ti faceva la domanda più bella.
Quella che ti metteva in crisi, ma ti faceva pensare. Era un Giovanissimo che aveva capito che la fede non è un concetto, ma un cammino.
E lui quel cammino lo ha percorso fino in fondo, tenendo la mano di Gesù anche nel buio.
- “Siamo figli delle stelle”
C’era una frase che Saverio amava ripetere, una frase che ormai tutti associamo a lui: “Siamo figli delle stelle.” Era la sua canzone, la sua battuta preferita. Ma oggi, in questa chiesa, quelle parole risuonano come una verità che ci attraversa. Sì, Saverio, siamo figli delle stelle.
Siamo figli di un Cielo che non muore. Siamo figli di Dio, che ci ha creati per la luce e per l’eternità.
Tu lo sapevi, forse senza dirlo, ma lo sapevi nel cuore. E oggi la tua stella brilla nel cielo, non come una che cade, ma come una che resta accesa per sempre. Ogni volta che guarderemo il firmamento, sapremo che una di quelle stelle che scintillano lassù ha il tuo nome.
- La carezza del Papa
Nel suo cammino, Saverio ha ricevuto un dono prezioso: una telefonata da Papa Francesco. Un giorno, quella voce dolce e paterna ha attraversato il telefono della mamma ed è arrivata fino a lui. Il Papa ha parlato, ha incoraggiato, ha benedetto. E poi, più volte, si è interessato, ha chiesto notizie, ha pregato per lui. Papa Francesco desiderava incontrarlo, accoglierlo in Vaticano, abbracciarlo di persona.
Ma la morte del Papa non ha permesso che quell’abbraccio si compisse quaggiù. Eppure, noi lo sappiamo: oggi quell’incontro è avvenuto, e nel cielo c’è un abbraccio che nessuna malattia e nessuna morte possono più sciogliere. Il Papa e Saverio si sono ritrovati davanti al volto di Dio, e hanno sorriso insieme.
- Il messaggio ai giovani
E ora, carissimi giovani, compagni di scuola, amici, ragazzi del gruppo Giovanissimi, lasciate che Saverio vi parli ancora una volta. Perché se c’è una voce che non si spegne, è quella della testimonianza. Immaginiamolo qui, con la sua ironia buona, il suo sguardo limpido, il suo respiro lento ma deciso, che dice: “Posso fare una domanda? Voi vi rendete conto di quanto è bella la vita? Non sprecatela. Non lasciate passare i giorni come se non valessero nulla. Vivete, vivete davvero. Amate la scuola, gli amici, la famiglia, le piccole cose. Ringraziate per un sorriso, per un caffè, per un abbraccio, per un’alba. Siate curiosi del mondo, cercate la verità, chiedete, non smettete mai di fare domande. Perché solo chi domanda, vive. Solo chi cerca, trova. Solo chi ama, resta.” Saverio oggi vi lascia questa missione: vivere con gratitudine, con profondità, con fede. La sua vita non è stata spezzata, è stata donata, come una luce che si accende per tutti.
- La fede che consola
Carissimi Valentina e Salvatore, carissimo Domenico, non esistono parole che possano consolare davvero un dolore come il vostro. Ma oggi, la Chiesa tutta si fa madre accanto a voi. Vi abbraccia, vi stringe, vi accompagna. E in mezzo alle lacrime, lascia parlare la Parola di Gesù: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà.” (Gv 11,25) Questa non è una promessa vaga, è la verità del Vangelo. Saverio vive. Vive nel cuore di Dio, nella luce che non conosce tramonto. E se ora il cielo ci sembra più grande e più lontano, è perché una parte di noi è già là, con lui.
- Conclusione
Grazie, Signore, per Saverio. Grazie per il dono della sua vita giovane e coraggiosa. Grazie per la sua curiosità, per le sue domande, per la sua fede vissuta e non solo pensata.
Grazie per la sua famiglia, che ha amato fino alla fine. Grazie per i medici, per i sacerdoti, per i compagni, per gli amici, per la scuola. Grazie per Papa Francesco, che lo ha raggiunto con una parola di padre. E ora, Saverio, figlio delle stelle, figlio di Dio, la tua stella non si spegne, ma illumina il cammino di chi resta. Quando guarderemo il cielo, sapremo che tu ci sei, che sorridi, che vegli. “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede.” Sì, Saverio, tu hai vinto. Hai vinto con la tua luce, con la tua fede, con le tue domande, con il tuo sorriso. Ora riposa nella pace di Dio, e fa’ che anche noi, come te, impariamo a vivere pienamente, amare profondamente e credere fino in fondo.
Signore Gesù,
oggi la nostra voce si fa silenzio,
e il silenzio si fa preghiera.
Ti consegniamo Saverio,
ragazzo di soli diciassette anni,
ma grande nel cuore, grande nella fede,
grande nella sua sete di Te.
Tu conoscevi la sua domanda, Signore:
“Posso fare una domanda?” — diceva sempre.
Era la sua porta aperta sul mistero,
il suo modo di cercarti, di amarti, di capire.
Oggi, nel Tuo abbraccio,
ha trovato la risposta che noi non sappiamo dire.
Tu, che hai contato i suoi giorni e asciugato le sue lacrime,
hai visto la sua croce e la sua speranza,
hai ascoltato il suo dolore trasformarsi in offerta.
Nel segreto della malattia,
Saverio è diventato un seme di luce,
un giovane che ha imparato ad amare anche dal letto del dolore.
Ora accoglilo, Padre buono,
nel Tuo Regno di pace e di giovinezza eterna.
Fagli spazio tra i Santi,
perché il suo sorriso illumini il cielo,
e la sua curiosità diventi canto e lode per sempre.
E a noi che restiamo, dona consolazione.
Fa’ che il suo esempio ci insegni
a cercarti con cuore puro,
a credere anche quando non comprendiamo,
a vivere ogni giorno come un dono.
Fa’ che la sua vita, breve ma piena,
sia come una fiamma che accende la nostra fede.
E quando verrà il nostro tempo, Signore,
fa’ che anche noi possiamo dire come lui:
“Posso fare una domanda?”
e sentire la Tua voce che risponde:
“Sì, vieni figlio mio… qui la risposta è Amore”. Amen.
(foto Antenna Sud)
