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«Che ci facevano i cavalli in spiaggia?». «E voi, perché filmate e non chiamate i vigili?»

Un’insolita «cavalcata» sulla battigia della seconda spiaggia delle Mattinelle, avvenuta lo scorso 4 maggio, è stata al centro di un acceso dibattito nel Consiglio Comunale di Trani. L’argomento, sebbene risalente alla pre-estate, è stato riportato in discussione dal consigliere Giovanni Di Leo con un’interrogazione affrontata in aula il 29 settembre.

Ne possiamo parlare soltanto adesso perché quella seduta di consiglio comunale, a causa di un problema tecnico, non fu trasmessa in streaming e la redazione non fu messa nelle condizioni di seguirla in presenza perché neanche annunciata.

Per conoscere i suoi contenuti, pertanto, abbiamo dovuto attendere il rilascio dei verbali di adunanza sull'albo pretorio e, dunque, siamo venuti a conoscenza dell'epico confronto fra consigliere e assessora replicante, Cecilia di Lernia.

Il consigliere Di Leo ha premesso che, pur essendo l’argomento non più di stretta attualità, lo riteneva fondamentale per il futuro, dato il «clamore mediatico negativo» e le implicazioni di igiene e sicurezza. Ha ricordato che la scorsa domenica 4 maggio, «lungo la seconda spiaggia delle Mattinelle, scorrazzavano a briglie sciolte due cavalli». Ha sottolineato come il tratto fosse già frequentato da numerosi bagnanti e famiglie con bambini, che erano rimasti «incuriositi ed interdetti anche per la pericolosità della situazione che si veniva a creare».

L’interrogazione mirava a conoscere se l’amministrazione intendesse adottare provvedimenti per l’individuazione dei responsabili e l’adozione di sanzioni o futuri divieti. Il consigliere Di Leo ha anche chiesto se fosse stato informato dell’accaduto l’Ufficio locale marittimo della Guardia Costiera e se fossero presenti videocamere di sorveglianza nella zona.

A rispondere è stata l’Assessore alla Polizia Locale e all’Igiene Urbana, Cecilia Di Lernia. L’Assessore ha innanzitutto voluto rispondere alla domanda «sottesa», chiarendo che, nonostante il «tam-tam» di cui si parlava, «né il Comando è stato attinto da una richiesta d’intervento né tantomeno le altre forze dell'ordine». L'Assessore ha sollevato il dubbio sulla ragione della mancata segnalazione, ipotizzando che le persone presenti, sebbene in «numero molto limitato», forse non ritenessero che vi fosse un pericolo immediato o che pensassero che la Polizia Locale dovesse collegarsi ai social per visionare l'accaduto.

Riguardo al video visionato, l'Assessore ha precisato che non vi erano elementi utili per identificare i cavalieri e ha ricordato l'esistenza di un’ordinanza regionale che disciplina l'accesso con i cavalli in battigia, seppure con «una serie di prescrizioni». In merito alla videosorveglianza, pur evidenziando come l’amministrazione abbia dotato la città di «ben 120 telecamere», ha confermato che «sicuramente quel tratto di costa, essendo ovviamente una spiaggia libera con servizi, non ha una telecamera».

L’Assessore Di Lernia ha colto l'occasione per evidenziare che la sicurezza della città non dipende solo dalla Polizia Locale, che pure è in fase di potenziamento (sono attese 17 nuove unità entro fine anno), ma dal «senso civico, la responsabilità di ciascuno». Ha ribadito che «la democrazia collaborativa presuppone esattamente questo», ovvero l’allertamento immediato delle forze dell’ordine da parte dei cittadini in presenza di un pericolo potenziale.

Nonostante l’articolata risposta, il consigliere Di Leo si è detto «pienamente soddisfatto a metà», citando scherzosamente una frase attribuita a Trapattoni. Ha precisato che la sua interrogazione verteva in particolare sulla volontà di «adottare dei provvedimenti finalizzati all’individuazione dei responsabili di tale gesto ed eventualmente sanzionarli?» e sulla previsione di «un divieto affinché si possano ripetere eventi come quello dello scorso 4 maggio?». Ha espresso inoltre la sua «impressione» – confermata, a suo dire, dal discorso dell'Assessore che ha menzionato i soli controlli estivi – che al di fuori della stagione balneare, quella zona della città diventi «terra di nessuno».

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