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Riforma giustizia, Pd lapidario a Trani: «È attacco alla Costituzione»

«Un attacco totale alla Costituzione democratica». È stato questo il tema più ricorrente nella sala «Benedetto Ronchi» della biblioteca comunale «Giovanni Bovio», che ha ospitato l’incontro pubblico sul tema cruciale «Per una giustizia indipendente», che ha visto la partecipazione di numerose personalità del mondo politico e istituzionale.

L’evento, promosso dal Partito Democratico e moderato da Giuseppe Tiani, segretario del Siap, ha rappresentato un momento di confronto cruciale sui dettagli tecnici e politici della proposta di riforma della giustizia, considerata inadeguata per il futuro del Paese.

Dopo i saluti di apertura del sindaco Amedeo Bottaro e dei candidati al Consiglio regionale Debora Ciliento e Domenico De Santis, sono intervenuti Francesca Lamalfa, già presidente vicaria della Corte d’Appello di Bari, Domenico Di Terlizzi, avvocato, e Andrea Orlando, già Ministro della Giustizia, che ha concluso la manifestazione.

Bottaro: «Riforma contro magistrati e Ministero silente»

Il sindaco Amedeo Bottaro ha evidenziato come la riforma rappresenti un rischio per la stabilità del sistema giudiziario, ritenendo che sia concepita per indebolire la magistratura, ormai considerata come un avversario del potere.

Bottaro ha invece richiamato l’attenzione sulla necessità di rilanciare il Tribunale di Trani, salvato dalla soppressione grazie all’intervento dell’allora ministro della Giustizia Andrea Orlando, chiedendo l’inclusione nel suo circondario dei comuni dell’ex provincia di Foggia oggi appartenenti alla BAT, che continuano a dipendere dal Tribunale di Foggia.

Il sindaco ha inoltre espresso pubblicamente il proprio disappunto per la scarsa comunicazione con l’attuale Ministero della Giustizia, citando come esempio la vicenda dello sfratto del Tribunale del Lavoro e dell’ufficio del Giudice di Pace da Palazzo Nigretti. «Abbiamo avanzato numerose proposte alternative – ha spiegato – ma da Roma non è arrivata alcuna risposta. Siamo davvero in difficoltà, perché in queste condizioni non possiamo intervenire in alcun modo».

Ciliento: «Un attacco alla Costituzione, tocca a noi tutelarla»

Ad aprire il dibattito è stata Debora Ciliento, assessore regionale ai Trasporti e candidata al Consiglio regionale, che ha subito messo in guardia sul rischio di confondere l’aspetto tecnico con quello politico: «Abbiamo una responsabilità enorme. Non solo quella di ricevere tecnicamente e capire le cose ma spiegare le persone cosa sta succedendo. Io penso che questo non è solo una riforma nell'aspetto prettamente giuridico costituzionale, ma è soprattutto un attacco alla costituzione».

L’assessore ha richiamato alla responsabilità di informare i cittadini: «La Costituzione non si può toccare in questa maniera, tocca a noi saper dire che La Costituzione va tutelata, e se qualcosa deve essere cambiata deve fare con molta delicatezza». Ha poi auspicato che il dibattito potesse fornire contenuti utili da trasmettere e veicolare sul territorio.

De Santis: «Circondario Trani si allarghi»

In vista delle prossime elezioni, il segretario regionale Domenico De Santis, candidato al consiglio regionale, ha espresso la volontà di costruire una coalizione non solo «per battere la destra, ma per cambiare la società italiana e la società pugliese».

Con Decaro largamente in vantaggio nei sondaggi, De Santis si è detto convinto di «governarla bene» in quanto il Partito Democratico è la prima forza politica, impegnandosi a «risolvere i problemi per esempio sulla sanità che non siamo riusciti a risolvere».

In chiusura, il segretario ha rilanciato un tema cruciale per il territorio: «Oltre il parlare della riforma è anche chiedere che ci sia finalmente il tribunale che risponda a tutto il territorio della Bat, che quindi ci sia una nuova geografia giudiziaria che penso sia utile per combattere il malaffare». Ha infine giustificato il recente rinnovamento delle liste, affermando che il PD sta costruendo un partito «coerente, tra quello che dice e quello che fa».

Di Terlizzi: «Rischio per la qualità della giustizia, serve una scuola di formazione comune»

L'avvocato Domenico Di Terlizzi è intervenuto per illustrare il punto di vista del mondo forense sulla riforma, evidenziando come l’incontro sia funzionale a informare la cittadinanza della posizione del Partito Democratico, in vista del possibile referendum.

Interrogato sulle conseguenze tecniche di una eventuale approvazione, l’avvocato ha manifestato preoccupazione: «La giustizia non avrebbe sicuramente un vantaggio. La qualità della risposta della giustizia secondo me nel tempo peggiorerà».

Di Terlizzi ha poi approfondito il tema della formazione, proponendo una riflessione per il Partito Democratico: «Il Pd deve fare una grande riflessione sul tema giustizia come partito e deve avanzare una proposta. C’è un tema importante: il reclutamento dei magistrati. Oggi il magistrato si recluta con un solo concorso e poi si fa la formazione professionale».

L’avvocato ha suggerito un modello più avanzato: «Dovremmo fare il contrario. Dovremmo stabilire un'altra scuola di formazione ma non solo per il magistrato, anche per gli avvocati, per far sì che la cultura di questi rifonda il processo». Ha infine concluso citando la necessità di ripensare il Csm e la modalità di selezione dei suoi componenti.

Orlando: «Il sorteggio è un elemento di mostruosità, è un attacco alla democrazia»

L’intervento di Andrea Orlando è stato particolarmente incisivo, criticando duramente la sostanza e il metodo della proposta di riforma, che ha definito un «attacco totale alla Costituzione democratica».

L’ex Ministro ha criticato la creazione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura, specialmente se la loro composizione dovesse avvenire tramite sorteggio: «Quale tipo di autorevolezza potrà avere un CSM costituito da persone che hanno vinto grazie a questo sorteggio?». Ha sottolineato che la selezione "per sorteggio" rischia di non selezionare in base al merito e crea «un sistema che ha un elemento di mostruosità» che non rafforzerà le garanzie.

Riguardo alla separazione delle carriere, Orlando ha avvertito che si rischia di creare un corpo di pubblici ministeri che diventa «un amico» dell'esecutivo, mettendo in discussione la separazione dei poteri e rischiando di mettere il potere giudiziario sotto il controllo di quello esecutivo.

Sulle conseguenze per i cittadini, l’ex Ministro è stato netto: «Li danneggia perché chi non avrà un buon avvocato rischia di andare più facilmente in galera». Ha citato il sistema statunitense, dove si patteggia il 93% dei procedimenti: «Devo pensare che molti di questi sono innocenti che preferiscono dichiararsi colpevoli piuttosto che avere una pena più alta».

Infine, Orlando ha inquadrato la riforma in una visione più ampia, sostenendo che sia mossa da forze politiche che hanno sempre tradito i patti costituenti: «È un obiettivo fondamentale: mettere in discussione il portato della stagione costituente, ma mettere in discussione, sostanzialmente, le prime fondamentali». Ha criticato il metodo di approvazione, sottolineando che il testo è stato licenziato senza modifiche, a differenza di altre riforme costituzionali.

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