Una vicenda iniziata ufficialmente il 1° aprile continua a generare conseguenze economiche, lavorative e previdenziali per gli ex ausiliari della sosta licenziati da Amet Spa dopo la cessazione del servizio di sosta a pagamento.
Con la ripresa del contenzioso fissata per il 17 novembre, l’avvocato dei lavoratori, Vincenzo Pappolla, ha lamentato pubblicamente la presunta inerzia dell’azienda e ha rilanciato un appello al dialogo.
La questione più urgente riguarda la contribuzione previdenziale: «È stato necessario rivolgersi all’Ispettorato territoriale del lavoro – ha spiegato Pappolla – affinché sia riconosciuta ai lavoratori la corretta contribuzione previdenziale che Amet non ha versato per decine di mensilità». Trattandosi di dipendenti part-time, questa omissione rischia di compromettere le loro posizioni assicurative e i futuri diritti pensionistici. L’avvocato ha precisato che l’azienda non avrebbe fornito alcun riscontro ufficiale alle segnalazioni inoltrate sin dal 2020.
Sul piano giudiziario, i lavoratori hanno già manifestato una disponibilità significativa in aula: «Hanno dichiarato – ha ricordato Pappolla – di essere pronti a rinunciare a qualsiasi pretesa economica o risarcitoria pur di ottenere un nuovo impiego, anche in mansioni diverse». Questa proposta, se accettata, chiuderebbe la vertenza in corso.
Tuttavia, il legale ha osservato che la controparte non avrebbe mostrato alcuna volontà conciliativa: «Né in udienza, né fuori – ha chiosato – il rappresentante di Amet ha mai prospettato una possibile ricollocazione». Pappolla ha quindi auspicato un «cambio di passo» nelle prossime settimane: «Serve buon senso. Una soluzione equa tutelerebbe i lavoratori, ormai senza occupazione, e preserverebbe al tempo stesso l’interesse dell’azienda e della collettività. Continuare a non affrontare il problema – ha concluso – rischia soltanto di aggravarlo».
