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Il viaggio che cambia lo sguardo: l’Africa di Don Dino e dei volontari de «Il Sogno di Angelica»

Nei giorni scorsi avevamo raccontato su Il Giornale di Trani il viaggio de Il Sogno di Angelica, tra speranza, sacrificio e rinascita: «Dal sogno di Angelica al ricordo di Lomolino: Africa chiamato Saverio, neonato in struttura».  In questa missione in Kenya, quei progetti non sono rimasti parole, ma si sono incarnati nel volto di un neonato e nella gioia di una comunità che non smette di credere.

A volte le storie più forti non si urlano: si sussurrano. Nascono tra la polvere rossa dell’Africa, tra mani che si stringono per farsi coraggio, tra occhi che raccontano più delle parole. È in questo scenario che i volontari dell’associazione tranese «Il Sogno di Angelica», hanno intrapreso una nuova missione in Kenya, portando con sé medicinali, competenze, ma soprattutto una presenza capace di illuminare, anche solo per un istante, il cammino di chi vive ogni giorno tra povertà e speranza.

Ad accoglierli, la comunità di Watamu: una terra che vibra di vita essenziale e autentica. «Qui la vita parla sottovoce», racconta Don Dino, sui social. «Parla nei sorrisi dei bambini, nella dignità delle madri, nella fede che sostiene chi ha poco ma dona tutto». Le sue parole scorrono insieme alle immagini di quei giorni: volti illuminati dal sole, gesti semplici che diventano testimonianza, passi nella terra rossa che sembrano seguire il respiro stesso di Dio.

Il ringraziamento di fine viaggio a Watamu in Kenya da parte di don Dino

«Mentre scorrono le immagini di questi giorni, volti accesi dalla luce del sole, mani che si stringono, passi nella terra rossa, occhi che raccontano storie più antiche del tempo, le note della canzone “Che sia benedetta” di Mannoia diventano una preghiera.

Una preghiera che si alza lenta, come il fumo dell’incenso nelle nostre Chiese, e che avvolge ogni attimo vissuto in questa terra che pulsa del respiro di Dio.

Qui, a Watamu, ho sentito la Vita parlare.

Non la vita rumorosa che corre, ma quella che sussurra nell’essenziale: nei sorrisi dei bambini, nella dignità silenziosa delle madri, nella fede incrollabile della comunità, nel vento che accarezza i campi, nel cielo immenso che sembra custodire ogni sogno.

A Watamu, Dio non si è fatto trovare nei miracoli eclatanti, ma nei dettagli: nel gesto di chi offre il poco che ha, nell’abbraccio di chi non ti conosce ma ti chiama fratello, nella speranza che rinasce ogni mattina.

È lì che la Vita è davvero benedetta.

Per questo oggi, con gli occhi colmi di emozione, dico grazie.

Grazie al Dio della Vita, che mi ha condotto fin qui, che ha aperto sentieri nel mio cuore e che, attraverso questa esperienza, mi ha fatto toccare la Sua presenza viva, incarnata nella carne dei poveri e dei piccoli.

Grazie a tutti coloro che hanno reso possibile questo cammino.

A chi ha pregato per me, a chi mi ha sostenuto, a chi ha creduto che questo viaggio avrebbe portato frutto.

E un grazie speciale, tenero e profondamente grato, a Luisa Tortosa e all’associazione Il Sogno di Angelica.

Luisa, attraverso di te Dio continua a scrivere storie di speranza.

Grazie perché hai trasformato il dolore in un seme che oggi fiorisce in Africa.

Grazie perché, senza il tuo sì coraggioso, tutto ciò che ho vissuto non avrebbe mai preso forma. Davanti alle immagini che scorrono, sento forte un desiderio: che questo sogno non resti solo nostro. Invito chi guarda, chi ascolta, chi prega… a venire.

A lasciarsi toccare, a lasciarsi cambiare, a camminare su questa terra benedetta dove Dio si fa trovare nei volti dei fratelli.

Che il Sogno di Angelica e il Sogno di Saverio possano continuare a incarnarsi, passo dopo passo, grazie al sostegno di molti cuori che credono ancora nel Bene.

Che diventino casa, rifugio, possibilità, vita. Mentre saluto Watamu, non porto via ricordi: porto presenze, porto volti, porto preghiere.

E porto dentro un grazie che scende lento come una lacrima, ma che profuma di eternità.

Grazie, Watamu.

Grazie, Africa.

Grazie, Dio della Vita.

Don Dino».


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