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Regionali e palchi vuoti: dall'arte del comizio all'artifizio del comitato

Se ne avremo la possibilità, questa sera vi mostreremo la desertificazione di Piazza della Repubblica alle ore 23:00. Si tratta dell'orario in cui, fino a non molti anni fa, la stessa piazza brulicava di persone assiepate in ogni angolo per assistere all'ultimo comizio di qualsiasi campagna elettorale. Di solito la chiusura era affidata a Pinuccio Tatarella, personaggio politico apprezzato da tutti al di là della sua collocazione a destra. Non a caso Silvio Berlusconi lo nominò “ministro dell’Armonia”. I comizi di Tatarella erano un concentrato di sapienza politica, appassionata oratoria e spettacolo, perché tali i comizi devono anche essere.

Ma proprio colui che a Tatarella si affidò per trovare, nella sua azione di governo, la migliore sintesi possibile — vale a dire Silvio Berlusconi — è stato colui che, purtroppo, ha cambiato il modo di fare politica, allontanando sempre più la gente dalle piazze e avvicinandola, secondo logiche diverse da quelle che dovrebbero riguardare la collettività, ai comitati elettorali. Il suo avvento nel 1994 non fu soltanto a colpi di slogan del tipo “un milione di posti di lavoro”, ma segnò la spettacolarizzazione della politica, che diventò sempre più fenomeno televisivo, confinato nelle gradi sale convegni, e sempre meno di contatto con i cittadini che non la pensassero come loro.

E forse non è un caso che oggi, mentre prima i toni erano accesi nelle piazze, la stessa cosa avviene davanti alle telecamere nelle trasmissioni quotidiane sulla politica, mentre invece nei comitati elettorali — in cui si svolgono gli incontri pubblici — il clima è mieloso e non si fa altro che contare quanta gente ci fosse, per fare leva sul successo della manifestazione. I temi vengono in secondo piano: quello che conta sono le foto di quanto fosse pieno quel luogo piuttosto che quell’altro, e chiaramente la pietra di paragone è proprio la gente presente: più ce n’è, più si ha la sensazione di essere eletti.

In piazza, per queste regionali, è andato soltanto Giuseppe Conte, al quale va dato atto di non essersi sottratto al palco, anche se va detto che il comitato provinciale del Movimento 5 Stelle si trova proprio nella stessa piazza e, essendo davvero troppo piccolo per ospitare l’ex presidente del Consiglio, era naturale che tutto confluisse sul confinante palco.

È anche vero che pure quel comizio è stato in qualche modo costruito secondo logiche quasi televisive, tenendo conto del fatto che il Conte premier ha avuto come portavoce un ex concorrente del Grande Fratello. Ai candidati non venivano concessi più di due minuti ciascuno per esporre il proprio programma e appellarsi ai cittadini: complessivamente dieci minuti per dire la loro, forse troppo pochi, ma almeno il Movimento 5 Stelle in piazza si è affacciato. E la gente c'era, e pure tanta, se vogliamo proprio metterla sul piano delle presenze.

Il problema è che, nel frattempo, anche quest’anno sono stati montati due palchi (piazza Repubblica e piazza Libertà) per un solo comizio in tutto l’arco di un mese di campagna elettorale. Al netto del costo che questi palchi hanno a carico della collettività, per montaggio, smontaggio e noleggio, prendiamo atto del fatto che neanche questa sera ci sarà un solo comizio a Trani.

E che, nel frattempo, un leader di partito come il ministro Salvini, oggi sceso in Puglia, questa mattina non è salito su un palco, ma è andato ad Andria a fare un sopralluogo in una stazione che è tuttora fantasma, perché per lui, più che i candidati della Lega nella Bat e i problemi atavici del territorio, contano il ponte sullo Stretto e le opere pubbliche sulle quali deve rinnovare il suo consenso.

La verità è che sui palchi si va sempre meno, anche in ragione del fatto che la capacità oratoria non è di tutti: non basta avere temi da trattare, bisogna anche saperlo fare, convincendo il pubblico, mostrando sicurezza, padronanza del linguaggio, capacità di non determinare un calo della sua attenzione. Doti che, purtroppo, sono sempre più appannaggio di pochi, mentre tutti gli altri preferiscono i comitati per mostrare i muscoli delle presenze.

Basti pensare poi che tutto questo lo ritroviamo soprattutto in consiglio comunale. Oggi, a distanza di cinque anni dal Bottaro 2 e dieci dal Bottaro 1, crediamo di non sbagliare se consideriamo che più di un consigliere potrebbe non aver mai preso la parola durante un’assemblea. Trent'anni dopo Silvio '94 il cerchio si chiude.

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