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«Mica scemi», atto terzo: «Truffe? Non vergognatevi di chiedere aiuto»

Si è svolto nei giorni scorsi, al Centro Culturale Polifunzionale «Palazzo delle Arti Beltrani», il terzo appuntamento del progetto «Mica Scemi», l’iniziativa del Comune di Trani in convenzione con l’Auser, dedicata alla prevenzione delle truffe ai danni degli anziani e delle persone più fragili. Il progetto, sostenuto dal «Fondo Unico Giustizia» del Ministero dell’Interno – Dipartimento della Pubblica Sicurezza, prosegue con grande partecipazione e crescente interesse da parte della cittadinanza.

A introdurre la serata è stata l’avvocata Francesca Carbone, coordinatrice del progetto, che ha ricordato l’obiettivo dell’iniziativa: informare, sensibilizzare e fornire strumenti concreti per difendersi dagli inganni, soprattutto quelli che si presentano in situazioni quotidiane. Carbone ha aperto con un monito diretto: «Parliamo delle truffe porta a porta, quelle che colpiscono non solo gli anziani ma chiunque si trovi ad abbassare la guardia. È fondamentale imparare a riconoscere i meccanismi e a non fidarsi delle apparenti urgenze create dai truffatori».

Ospite principale è stato Domenico Chiechi, segretario generale provinciale del SILP-CGIL di Bari, sindacato della Polizia di Stato. La sua relazione, molto apprezzata dal pubblico, è stata intensa e ricca di esempi pratici. Chiechi ha portato dati che testimoniano un aumento preoccupante dei reati: «Solo a Bari si è passati dalle 42 denunce del 2021 alle 370 del 2024. Significa quasi dieci volte in più. È un fenomeno in piena espansione, alimentato da tecniche sempre più raffinate».

Per rendere l’idea dell’organizzazione dei truffatori, Chiechi ha fatto ascoltare una telefonata reale, quella tipica del finto incidente che coinvolgerebbe un figlio o un nipote. Nel silenzio della sala, la voce registrata – drammatica, concitata, manipolatoria – ha dato la misura della pressione psicologica esercitata sulle vittime. «Non cadere nella trappola non è questione di forza. Queste persone sono addestrate a farvi perdere lucidità. Ricordate sempre: le forze dell’ordine non chiedono soldi, non ritirano gioielli, e non mandano persone a casa vostra per incassare somme», ha ribadito con fermezza.

Ampio spazio è stato dedicato alle truffe digitali e ai nuovi rischi legati alle tecnologie. L’accesso abusivo ai profili social, l’invio di link fraudolenti, la clonazione delle identità tramite tecniche di intelligenza artificiale, i video manipolati con il deepfake: tutti strumenti sempre più usati dai truffatori per rendere credibili richieste di denaro o messaggi d’allarme. «Diffidate dai link improvvisi, dalle offerte troppo vantaggiose, dalle comunicazioni bancarie che vi chiedono codici. Le banche non vi chiederanno mai una password via mail o sms», ha aggiunto Chiechi, illustrando anche casi avvenuti di recente in provincia.

La serata è stata arricchita dalla testimonianza di una signora presente in sala, che con grande lucidità ha raccontato più episodi accaduti personalmente: dal messaggio del presunto «nuovo numero» del figlio, alla richiesta di denaro per una finta multa, fino al tentativo di svuotare la carta prepagata con l’inganno. Il suo racconto ha suscitato un forte coinvolgimento emotivo e ha confermato quanto il fenomeno sia diffuso e quanto spesso le vittime scelgano di non denunciare per imbarazzo o timore. «Non vergognatevi mai di chiedere aiuto», ha sottolineato l’avvocata Carbone. «La vergogna è un’arma nelle loro mani».

A concludere l’incontro è stato il monologo dell’attore Enzo Matichecchia della Compagnia dei Teatranti, che ha trasformato episodi di cronaca e situazioni ricorrenti in una narrazione teatrale capace di alternare ironia e commozione. La sua performance ha permesso ai presenti di riconoscere, in modo immediato e intuitivo, i meccanismi psicologici e le tecniche narrative usate dai truffatori.

Il progetto «Mica Scemi» proseguirà con ulteriori appuntenti nei prossimi mesi e continuerà a coinvolgere professionisti, rappresentanti delle istituzioni e cittadini. L’obiettivo è quello di rafforzare una rete di consapevolezza collettiva, affinché nessuno resti solo di fronte ai tentativi di raggiro.

«La sicurezza – ha ricordato l’avvocata Carbone in chiusura – non passa soltanto dalle forze dell’ordine, ma anche dalla capacità della comunità di proteggersi, informarsi e condividere ciò che impara. Sapere come si muovono i truffatori è già un modo per fermarli».

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