Le dichiarazioni rilasciate dalla relatrice speciale delle Nazioni Unite per la Palestina, Francesca Albanese, in merito all’irruzione e all’occupazione della redazione del quotidiano La Stampa a Torino da parte di attivisti, hanno scatenato una bufera politica e sollevato profondo imbarazzo anche nella città di Trani, che il 30 settembre 2025 le ha conferito la cittadinanza onoraria.
L’incidente di Torino, un chiaro atto di violenza e intimidazione contro la libertà di stampa, ha visto la ferma condanna del mondo politico. Tuttavia, la giurista, intervenuta a margine di una manifestazione a Roma, pur condannando genericamente l’atto di violenza, ha aggiunto una precisazione che ha suscitato reazioni indignate a tutti i livelli.
«Non bisogna commettere atti di violenza. Ma sia anche un monito alla stampa per tornare a fare il proprio lavoro, per riportare i fatti al centro del proprio lavoro e, se riuscissero a permetterselo, anche un minimo di analisi e contestualizzazione», ha affermato Albanese.
Il concetto di «monito» lanciato alla stampa ha polarizzato il dibattito, con la maggioranza e parte delle opposizioni che hanno interpretato le parole della relatrice Onu come un tentativo di minimizzare o giustificare l’attacco, capovolgendo la responsabilità.
La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, pur senza nominarla, ha definito la posizione come «molto grave» e un «errore pericoloso» quello di «suggerire che la responsabilità sia – anche solo in parte – della stampa stessa». Dure critiche sono arrivate anche da esponenti di Forza Italia e Pd. Il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri, si è chiesto quando la Albanese verrà rimossa dal suo incarico, parlando di insinuazioni «gravissime».
Proprio in questo contesto di accese critiche nazionali, le controverse dichiarazioni della relatrice speciale si riflettono inevitabilmente sulla città di Trani. Il Consiglio Comunale, infatti, lo scorso settembre aveva votato per conferirle la cittadinanza onoraria con l’intento dichiarato di lanciare «un segnale forte in difesa dei diritti umani».
Ora, dopo il discusso «monito» alla libertà di stampa, l'onorificenza conferita rischia di trasformarsi in un boomerang per la città. Le parole di Albanese, che le hanno fatto guadagnare l'accusa di dare implicitamente spazio a chi attenta alla democrazia, fanno sì che Trani non faccia una bella figura, ritrovandosi associata a una figura al centro di una polemica di tale portata. La decisione di sostenere la giurista «a prescindere» potrebbe ora costringere l'Amministrazione a un’imbarazzante riflessione.
