Il consiglio comunale di Trani è saltato per mancanza del numero legale. Un esito significativo, se non preoccupante, perché la seduta era fissata in seconda convocazione: sarebbero bastati 11 presenti per aprire i lavori, un traguardo che nella storia recente dell’ente non era mai stato mancato. In aula, invece, le presenze si sono fermate sotto la soglia minima, costringendo il presidente a rinviare l’intera sessione.
A caldo, il sindaco Amedeo Bottaro ha commentato l’accaduto con evidente sorpresa. «Sono un po’ basito, lo dico con sincerità, perché non c’erano provvedimenti sui quali avessi posto la fiducia», ha spiegato al cronista. Il primo cittadino ha ricordato che gli atti più rilevanti – dalle due variazioni di bilancio alle ratifiche – erano stati approvati nella precedente seduta senza difficoltà, circostanza che rende ancora meno comprensibile il vuoto registrato questa volta.
Nelle sue parole affiora più sconcerto che irritazione: «Quello che avverto è un certo medefreghismo generale, ognuno preso dai propri interessi, quasi che il consiglio fosse un dopolavoro. Se la maggioranza avesse voluto darmi un segnale, lo avrebbe fatto la volta scorsa, non su provvedimenti che potevano tranquillamente essere votati o anche non votati senza alcuna implicazione politica». Una considerazione che sembra allontanare l’ipotesi di una sfiducia interna, pur lasciando aperto il tema più ampio del clima che si respira nella maggioranza.
Bottaro afferma di non avere percepito segnali di fratture profonde, ma ammette che l’episodio merita una riflessione: «Ci rifletto certamente e cercherò di comprendere cosa passi per la testa degli assenti». Il sindaco ricorda inoltre che, se ci fossero stati malumori strutturali, sarebbero emersi su atti molto più incisivi: «Sta per arrivare il bilancio, e se avessero voluto lanciare un messaggio lo avrebbero fatto in prima convocazione su provvedimenti decisamente più importanti».
La seduta verrà ora riconvocata, ma resta sul tavolo il segnale politico lanciato da un’aula semivuota. In controluce, il rischio che un episodio tecnico assuma il valore di spia di dinamiche più profonde in un momento in cui l’orizzonte delle elezioni amministrative del 2026 rende ogni gesto, anche un’assenza, più carico di significati.
