La Puglia compie un passo storico nel panorama dell’atletica leggera italiana. Con la realizzazione di tre nuovi impianti indoor a Taranto, Bisceglie e Foggia, la regione si candida a diventare uno dei poli di riferimento nazionali per lo sport indoor, offrendo strutture moderne, funzionali e pensate per atleti, società e grandi eventi.
Lo ha annunciato il Comitato Regionale FIDAL Puglia, sottolineando come questi investimenti rappresentino l’inizio di una nuova era per l’atletica pugliese. Taranto, in particolare, si doterà di un impianto indoor completo con anello da 200 metri, pedane per tutte le specialità e una tribuna capace di ospitare oltre 1.500 spettatori. Bisceglie e Foggia completeranno il quadro con rettilinei indoor dedicati alla velocità e ai salti, rafforzando una rete regionale finalmente adeguata agli standard moderni.
Una notizia importante, positiva, che va accolta con favore.
Ed è proprio per questo che, guardando a ciò che accade a pochi chilometri di distanza, diventa inevitabile porsi una domanda: perché in altre città si riesce a programmare, realizzare e rendere funzionali gli impianti sportivi, mentre a Trani no?
La differenza non sta nei proclami.
Taranto, Bisceglie e Foggia non hanno costruito questa narrazione a colpi di annunci, ma attraverso un lavoro silenzioso fatto di progettazione, interlocuzione con le federazioni, investimenti concreti e una visione chiara del ruolo dello sport come infrastruttura sociale.
A Trani, invece, il quadro è ben diverso.
Gli impianti esistenti mostrano criticità strutturali evidenti, come emerso anche nelle recenti vicende del Tensostatico Ferrante: partite sospese, condizioni di sicurezza precarie, mancanza di risposte ufficiali sulla documentazione tecnica e sull’agibilità. Una situazione che costringe atleti e società a convivere quotidianamente con l’incertezza, adattandosi a spazi non sempre adeguati, spesso insufficienti, talvolta persino pericolosi.
E mentre altrove si costruiscono strutture pensate per attrarre eventi e valorizzare i talenti, qui gli atleti sono costretti a spostarsi, a ridurre l’attività, a rinunciare a opportunità di crescita.
Non per mancanza di passione o di competenze, ma per l’assenza di una politica impiantistica all’altezza.
Lo sport, e l’atletica in particolare, non sono un lusso.
Sono formazione, salute, educazione, inclusione. Sono uno strumento fondamentale per la crescita personale e collettiva. Le nuove strutture annunciate dalla FIDAL Puglia dimostrano che quando esiste una visione, i risultati arrivano.
Ed è proprio questo il punto: non si tratta di invidia o di campanilismo, ma di consapevolezza.
Se altre città pugliesi riescono a dotarsi di impianti moderni, funzionali e sicuri, allora anche Trani può e deve ambire allo stesso livello. Continuare a parlare di nuovi impianti senza risolvere le emergenze di quelli esistenti rischia di trasformare i progetti in semplici promesse, e lo sport in una continua rincorsa.
Gli atleti tranesi meritano le stesse opportunità dei loro coetanei di Taranto, Bisceglie o Foggia.
Meritano spazi sicuri, adeguati, programmati.
Meritano una città che non si limiti ad annunciare, ma che realizzi.
