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La novena a Gesù Bambino nella chiesa di San Toma, poesia all’albore


Riceviamo e condividiamo la riflessione di una nostra gentile utente, la Signora Antonella La Gioia, che racconta con sensibilità e partecipazione un rito antico tornato a vivere nel cuore della città di Trani.
«Alle prime luci dell’alba, a Trani, l’antico rito della Novena a Gesù Bambino nella chiesa di San Toma si rinnova: non è solo attesa del Natale, ma una riscoperta, passo dopo passo, della nostra umanità più vera.
A primissimo mattino, dalle 6.30, quando il buio comincia lentamente a cedere il passo alla luce del nuovo giorno, Trani si sveglia in silenzio. Nella chiesa di San Toma, sede della Confraternita del Sacro Cuore Immacolato di Maria Santissima, torna in punta di piedi
– per il secondo anno consecutivo – l’antichissima usanza della Novena a Gesù Bambino.
Può sorprendere sapere che la Novena di Natale non sia una preghiera ufficiale della Chiesa; essa rientra tuttavia tra le pratiche pie della pietà popolare, oggi sempre più preziose da riscoprire come occasioni di preghiera, riflessione e comunità. Dal 16 al 24 dicembre, il suo scopo è accompagnare spiritualmente i fedeli verso la nascita di Gesù.
La novena fu celebrata per la prima volta a Torino nel 1720, nella chiesa dell’Immacolata, dai Missionari Vincenziani, particolarmente attenti all’umanità di Cristo e al mistero dell’Incarnazione. Nata come canto, si diffuse in Piemonte e poi in tutta Italia, fino a giungere anche a Trani, dove per lungo tempo è stata una consuetudine molto sentita.
Nella nostra città, questo rito è tornato a vivere grazie all’impegno della priora della confraternita di San Toma, insieme a don Michele Torre; oggi la novena prosegue sotto la guida del rettore di recente nomina, don Giuseppe Mazzilli.
A Trani, come in molti centri della Puglia, la novena all’albore rappresentava simbolicamente l’attesa della luce di Cristo che squarcia le tenebre. Non a caso si svolgeva alle prime luci del giorno, quando il chiarore illumina lentamente le strade e le case, accompagnando il risveglio della città.
Era un momento di partecipazione condivisa, offerto prima di recarsi al lavoro, una sorta di preparazione interiore per accogliere il Bambinello non solo nel presepe, ma nella vita quotidiana, fatta di difficoltà, contrarietà e piccole fatiche che spesso allontanano dal vero spirito del Natale.
Si partecipava tutti insieme: genitori, figli, nonni; anziani e giovani, persone sole e, quando possibile, anche gli ammalati. Una comunità che viveva il Natale in modo profondamente diverso da quello odierno.
La parola partecipazione diventava allora com-partecipazione: quel “con” si faceva compagnia, condivisione, appartenenza. Pur essendo legata alla confraternita, la novena era aperta a tutti e si trasformava in un tempo prezioso di incontro, tra canti, invocazioni, letture dell’Antico e del Nuovo Testamento e meditazioni sulle profezie, sulla nascita di Gesù e sui pastori.
Negli ultimi giorni che precedono la Messa della notte di Natale, questo appuntamento scandiva le giornate. In alcune liturgie, la preghiera si intrecciava alla poesia: si evocavano la camicia candida del neonato, l’aureola traforata come un merletto
– memoria delle spine della Croce – gli angeli dell’Annuncio e i pastori in cammino verso la grotta.
La Signora La Gioia racconta come, lo scorso anno, l’esperienza sia stata sorprendente ed emozionante: non essere sola per strada a quell’ora, incontrare altre persone dirette verso la stessa meta e trovare una chiesa così gremita da costringere molti a restare fuori. Una partecipazione inattesa, intensa, commossa e serena.
Nei giorni successivi, quegli sconosciuti hanno iniziato a riconoscersi, a sorridersi, a scambiarsi parole. Una riscoperta lenta ma profonda del significato del Natale, segno di un bisogno di Sacro ancora vivo, soprattutto in tempi difficili.
La Novena a Gesù Bambino a San Toma, in una chiesa dove il presepe viene preparato ogni anno con amore e cura dei dettagli, diventa così per Trani un’occasione di speranza.
In un tempo segnato da social, guerre, paure, precarietà, malattie e solitudini, partecipare richiede uno sforzo: alzarsi presto, affrontare il freddo, mettere da parte le preoccupazioni. Ma accade qualcosa di inatteso: estranei che diventano vicini, gesti semplici di accoglienza, sorrisi, attenzioni silenziose.
Cinque minuti di sole appena sorto, condivisi con un anziano, diventano calore di fraternità. Si offre poco, con poche parole, ma si riceve moltissimo.
È l’invito finale di questa riflessione: regalarsi, nelle mattine che precedono il Natale, un tempo diverso. Spegnere il telefono, ascoltare, lasciar parlare il cuore. Fare spazio a quel Bambino che, alle prime luci dell’alba, viene ancora a cercarci in una Trani che si risveglia, camminando tra problemi e tanta, sorprendente, bellezza.

A cura della Signora Antonella La Gioia


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