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Inno italiano, Stato maggiore cancella «sì» finale: «Mai esistito, si torni alle origini»

L'Inno di Mameli torna alla sua veste originale, spogliandosi di quell'appendice vocale che, pur essendo diventata consuetudine, non è mai stata parte della partitura ufficiale. Lo Stato maggiore della Difesa ha disposto che, a partire dal 2 dicembre 2025, in occasione di eventi e cerimonie militari di rilevanza istituzionale, ogni qual volta venga eseguito «Il Canto degli italiani» nella versione cantata, non dovrà più essere pronunciato il «sì» finale.

La decisione, anticipata dal Fatto Quotidiano e confermata dall'Ansa, non è un semplice vezzo stilistico, ma l'applicazione di un rigoroso criterio filologico. La disposizione fa esplicito riferimento al decreto del Presidente della Repubblica del 14 marzo 2025, un atto che ha ridefinito le modalità di esecuzione dell'inno nazionale per restituirgli la massima fedeltà storica. Il celebre «sì» che chiude solitamente le strofe cantate, infatti, non compare né nel testo originale scritto da Goffredo Mameli nel 1847, né nella composizione musicale originale di Michele Novaro.

Secondo gli storici e i musicologi, quel richiamo finale è frutto di una stratificazione popolare e di una prassi esecutiva consolidatasi nel tempo, specialmente in contesti non istituzionali o sportivi, nata probabilmente per enfatizzare il grido «Siam pronti alla morte». Tuttavia, la nuova normativa punta a ristabilire la solennità formale del brano, eliminando ogni elemento extra-testuale che possa alterare la struttura codificata dal decreto presidenziale.

Il documento dello Stato maggiore della Difesa sottolinea l'importanza di dare la massima diffusione a questa direttiva, affinché tutti i corpi militari e gli uffici addetti al protocollo si adeguino immediatamente. Il cambiamento segna dunque un ritorno alla purezza risorgimentale del brano: l'inno dovrà concludersi con le note dell'orchestra o della banda, senza l'intervento vocale collettivo che lo aveva caratterizzato negli ultimi decenni.

Questo provvedimento si inserisce in un più ampio percorso di valorizzazione dei simboli repubblicani intrapreso nel corso del 2025, volto a rendere i protocolli ufficiali sempre più coerenti con le radici storiche e documentali dell'Unità d'Italia. Mentre negli stadi o nelle piazze il «sì» continuerà probabilmente a risuonare per abitudine popolare, nelle sedi istituzionali il Canto degli italiani ritroverà il suo silenzio finale, rispettando il volere dei suoi creatori.


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