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Comunali, oggi avremmo 800 candidati: quanti voti per essere eletti?

Da oggi, 9 aprile, è ufficialmente campagna elettorale. Con il numero delle liste che ad oggi si assesta a 25, se ogni formazione politica dovesse presentare il limite massimo di 32 candidati, la schiera degli aspiranti consiglieri raggiungerebbe quota 800 unità.

Rispetto a cinque anni fa, quando i candidati erano 578 distribuiti in 20 liste a sostegno di quattro aspiranti sindaco, l'incremento resta notevole. Il numero delle liste cresce infatti del 25%, mentre i potenziali candidati consiglieri aumentano di circa il 38%.

Rapportando questi dati al corpo elettorale di 49.810 persone, il calcolo indica la presenza di un candidato ogni 62 cittadini circa. Sebbene la densità sia lievemente inferiore rispetto all'ipotesi delle 27 liste, il dato evidenzia ancora una frammentazione estrema se paragonato al 2020, quando il rapporto era di uno ogni 85 elettori. In sostanza, la probabilità di trovare un candidato in ogni nucleo familiare allargato o in ogni realtà condominiale rimane altissima.

Per quanto riguarda la composizione del consiglio comunale, i 32 seggi disponibili saranno oggetto di una selezione ancora più serrata. Ipotizzando un'affluenza costante al 66% - circa 33.000 votanti -, lo sbarramento del 3% richiederebbe a ogni lista il raggiungimento di almeno 990 voti per poter ambire alla ripartizione dei seggi.

In questo contesto, la distribuzione delle preferenze individuali diventerà l'ago della bilancia. Se nelle coalizioni più ampie la quota per l'elezione sicura potrebbe oscillare tra le 300 e le 600 preferenze, nelle liste minori la soglia minima per entrare a Palazzo Palmieri potrebbe scendere intorno ai 200 voti, a condizione che il gruppo politico di appartenenza riesca a varcare la soglia critica dello sbarramento.

Non cambiano le regole per l'elezione del primo cittadino. La frammentazione in 25 liste e sei candidati sindaco rende la corsa verso la maggioranza assoluta - stimata in 16.501 voti - un percorso ad ostacoli molto più impervio rispetto al passato. Nel 2020 Amedeo Bottaro riuscì a chiudere la pratica al primo turno con 20.776 preferenze, ma l'attuale polverizzazione delle forze politiche suggerisce come esito più naturale il ricorso al ballottaggio. In quella sede, la sfida si ridurrà a un confronto diretto tra i due candidati più votati, dove a decidere sarà la capacità di aggregare il consenso oltre i propri confini iniziali.