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Capaci 34, l'antimafia declinato fra la gente. Stamani la scopertura del murale

«Non riusciremo a risolvere il problema della criminalità se non ci sarà un tipo di reazione diversa da parte di tutta la società». Con queste parole il procuratore Renato Nitti ha sintetizzato il filo conduttore della giornata della legalità del 23 maggio, organizzata dalla sezione barese dell'Associazione nazionale magistrati con un programma che ha intrecciato diritto, memoria, cultura e responsabilità civile. Dal murale di Giovanni Falcone che verrà ufficialmente scoperto in pieno centro, ai cinque volti di altrettante vittime della mafia già impressi sui muri della città, fino alle sette note con cui si chiuderà la serata: un messaggio ricorrente, ripetuto da magistrati, testimoni e semplici cittadini, che porta in sé una sola certezza - la lotta alla mafia appartiene all'intera società.

MARINA CHIDDO

La giudice Marina Chiddo ha illustrato le ragioni di un programma culturale che quest'anno ha scelto l'arte, il teatro e la musica come strumenti di contrasto alla cultura mafiosa. «È attraverso la cultura, attraverso l'affermazione del principio di legalità, di giustizia, di equità e di democrazia - ha spiegato - che è possibile fornire ai giovani e alle nuove generazioni quegli anticorpi culturali capaci di combattere la cultura della mafia, che è invece la cultura dell'intimidazione, della paura, dell'ignoranza, del disprezzo per la vita».

L'impegno della magistratura sul territorio non si ferma alle ricorrenze. «Quotidianamente andiamo nelle scuole e nelle associazioni a parlare di legalità - ha ricordato Chiddo - anche se a questi incontri non viene sempre dato il risalto che meritano». Un'attività capillare che ha ricevuto nuovo slancio dal referendum sulla giustizia: «Il referendum ci ha avvicinato moltissimo alla società civile. Questo sentimento era già molto forte, ma quella consultazione lo ha reso ancora più evidente». Il senso di tutto questo, secondo la giudice, è preciso: «Non possiamo consentire alle criminalità organizzate il consenso di cui hanno bisogno. Non ne stiamo».

FRANCESCO TOSTO

Il pm Francesco Tosto ha insistito sul ruolo che eventi come questo rivestono nell'alimentare la sensibilità collettiva. «Servono a mantenere alta l'attenzione su un tema che deve essere affrontato e fronteggiato soprattutto dalla società civile - ha detto -. La magistratura è sempre impegnata in prima linea contro la mafia, ma è necessario che questo tipo di problema sia avvertito da tutta la popolazione, dall'associazionismo, dagli organismi intermedi». Fondamentale, a suo avviso, è che l'opera di educazione civile produca modelli comportamentali alternativi rispetto a certi fenomeni.

A chi gli chiedeva se l'attenzione su questi temi si sia affievolita nel corso degli anni, Tosto ha risposto con decisione: «No. L'attenzione è alta, ma deve essere comunque tenuta sempre viva. Il fenomeno è sempre al centro, ma è bene che soprattutto i giovani siano sensibilizzati agli strumenti per comprendere la mafia e per affrontarla».

TIZIANA PALAZZO

Tra i presenti alla manifestazione anche la professoressa Tiziana Palazzo, vedova di Sergio Cosmai, il cui volto è tra i cinque impressi nel corridoio della Procura di Trani nelle settimane precedenti. Il dialogo con le nuove generazioni, per lei, è il cuore di tutto: «Bisogna gettare le basi per un futuro diverso - ha detto - per il quale molti hanno perso la vita, uomini e servitori dello stato, vittime innocenti delle mafie, anche casuali». Il messaggio da veicolare ai giovani è netto: «La responsabilità è individuale oltre che collettiva. Ognuno di noi deve assumersi la responsabilità di cambiare le cose, cominciando da sé, abbandonando l'eventuale atteggiamento mentale mafioso nel proprio piccolo, nella propria famiglia, con i propri figli, nel piccolo mondo che ciascuno di noi in provincia vive. E poi estendere questo comportamento, naturalmente, anche in altri ambiti».

Sui cinque volti in Procura non ha esitazioni: «Sono simboli condivisi che devono entrare a far parte del bagaglio culturale della nostra comunità. Dobbiamo sentirli vicini, dobbiamo sentirli nostri, perché ogni volta che un uomo paga per aver fatto il proprio dovere, un po' moriamo anche noi un po'». Alla vigilia delle elezioni comunali, con settantotto candidati giudicati impresentabili su scala nazionale, ha lanciato infine un appello diretto: «Dobbiamo imparare a votare. L'impresentabile si presenta, sì, ma non dobbiamo avere timore di scacciarlo».

RENATO NITTI

Sui cinque volti esposti in Procura - testimoni silenziosi, come li ha chiamati - Nitti ha tenuto a chiarire chi siano davvero quelle persone: «Probabilmente molti cittadini non ne conoscevano neppure l'identità. Occuparsi di loro significa avere esempi ben precisi». Tra i volti, ha ricordato, c'è quello del falegname che, dopo aver subito il furto dell'auto, disse «Io non pago per te» e per questo fu ucciso. C'è poi l'ingegnere che, a Palermo, si rifiutò semplicemente di cedere i subappalti ai mafiosi. «Tutti i messaggi sono chiari - ha concluso -: è possibile seguire una strada diversa, e questa strada diversa porta i suoi risultati per l'intera comunità».


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