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Architettura tra etica e forma: a Trani il dialogo su Mies e Kahn apre il ciclo dell’Ordine Bat

Ludwig Mies e Louis Kanh due giganti dell’architettura protagonisti del primo appuntamento con la serie di eventi formativi dell’Ordine degli Architetti PPC BAT dedicata ai grandi maestri dell’architettura. «Credo che sia un momento in cui le scuole di architettura così come i grandi maestri del passato, naturalmente non solo quelli italiani, devono poter dare un contributo importante – ha spiegato il Prof. Arch. Matteo Ieva componente della Commissione Cultura e Pari Opportunità dell’Ordine degli Architetti BAT nonchè docente dell’Università di Bari - In un'epoca in cui i temi ricorrenti, anche a livello didattico, accademico, riguardano soprattutto la tecnica. Io credo che il recupero di questi valori, di una tradizione culturale, che è chiaramente quella italiana, ma anche quella del contributo dato da molti maestri che hanno, soprattutto nella fase moderna, ripensato l'architettura, credo che sia assolutamente necessario, non solo importante».

«Oggi riportando la nostra analisi a quella che è la progettazione nel mondo contemporaneo – ha detto l’Arch. Marina Dimatteo Vice Presidente dell’Ordine degli Architetti PPC BAT - che è fatto di situazioni effimere, di tendenze, di mode, dobbiamo dare ancor di più un senso al nostro costruire. Dobbiamo tornare a quella che è l'etica dell'architettura, quindi far si che la nostra progettazione trovi sempre più coerenza evitando di seguire magari determinate mode del momento per poter tendere verso quella che è la funzione concreta e unica dell'architettura. Questo ci insegnano i grandi maestri del passato e per questo come Ordine abbiamo ampiamente sposato questo progetto che ci consente di analizzare quanto fatto da chi ha segnato il mondo dell'architettura».

Un evento quello organizzato dall’Ordine degli Architetti a Palazzo Covelli grazie all’idea della Commissione Cultura e Pari Opportunità dell’Ordine stesso. In particolare le due lectio magistralis affidate a due docenti del Dipartimento DIARC dell'Università di Napoli «Federico II», il prof. arch. Renato Capozzi e la prof.ssa arch. Federica Visconti, hanno analizzato le figure iconiche dei due maestri dell’architettura del novecento Mies e Kanh con le loro profonde innovazioni nate anche dai loro viaggi e dalla commistione di storia e modernità.

«I maestri hanno il compito di farci interrogare, di lasciare delle domande, non tanto le risposte – ha detto il prof. arch. Renato Capozzi - Due grandi maestri come Mies e Kahn ci danno due modi di intendere l'architettura: uno greco, Mies, l'altro romano Kahn. Significa che uno ha un'idea di uno spazio determinato e confinato. L’altro, tedesco, uno spazio aperto, tendenzialmente aperto. Uno spazio appunto interno, quello della stanza, che è definito dai suoi contorni, come in quest'aula. Oppure uno spazio universale, così lo chiama Mies. Cioè che è capace, solo con pochi elementi, di definire una condizione che è diversa dall'esterno, ma non ha bisogno delle pareti. Questa è la differenza più grande tra i due».

«Non si può spiegare Mies senza conoscere l'architettura greca, non si può spiegare Kanh senza conoscere l'architettura romana e loro con molta semplicità hanno dichiarato di avere delle passioni, dei referenti, degli edifici antichi o più o meno antichi, con i quali in qualche modo ingaggiavano una competizione per provare a fare, diciamo, meglio – ha spiegato la prof.ssa arch. Federica Visconti - E così forse dovrebbe l'architettura tornare a fare per tornare ad essere grande».


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