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FOTO. Galiano sindaco fra la gente: «Lancio un ponte all'intera città»

 «Gentilezza e bellezza sono necessarie: una modalità di approccio alle persone e un modo di far splendere la nostra città come merita». È questo, nelle parole di Marco Galiano, l'obiettivo del mandato da sindaco di Trani, iniziato ufficialmente alle 18.06 di venerdì 12 giugno con la proclamazione da parte della dottoressa Floriana Di Benedetto, presidente dell'Ufficio centrale per l'elezione diretta del sindaco e del consiglio comunale.

LA CERIMONIA

La cerimonia, svoltasi ai piedi della scalinata d'ingresso di palazzo di città, ha visto la partecipazione di centinaia di cittadini, così come era nelle intenzioni del neo primo cittadino, che ha voluto in questo modo rappresentare la totale vicinanza fra la città e il palazzo, senza muri intermedi. Nel suo discorso di insediamento, Galiano ha citato, fra gli altri, alcuni suoi modelli imprescindibili, soprattutto nell'attività di preside finora svolta: Gianni Rodari, don Lorenzo Milani e don Tonino Bello.

Presenti, fra gli altri, non soltanto Angelo Guarriello, protagonista di un ballottaggio punto a punto fino all'ultima scheda, ma anche i predecessori Amedeo Bottaro, Gigi Riserbato e Giuseppe Di Marzio, assente giustificato Giuseppe Tarantini.

Galiano ha indossato la fascia tricolore, posta nelle mani di suo nipote Giovanni, per mano della presidente Di Benedetto. Nel suo discorso d'insediamento nessun tono elettoralistico e nessun programma sul governo della città: semplicemente il desiderio di comunione e partecipazione. Galiano, dopo avere ricevuto gli auguri di tantissimi presenti, è poi salito per la prima volta da sindaco negli uffici al secondo piano di palazzo di città.

EDUCAZIONE, GENTILEZZA E BELLEZZA

Subito dopo la proclamazione, il neo sindaco si è soffermato sugli obiettivi principali del mandato, a partire dall'istruzione: «L'educazione è sicuramente al centro - ha spiegato - intesa non soltanto come riferimento ai più piccoli, che pure è fondamentale, perché non votano, non hanno voce e trovano nella scuola e nei luoghi dove si svolge l'educazione, dallo sport ai luoghi di incontro, l'unico spazio in cui poter essere protagonisti. Ma ci sono altri aspetti importanti: ritengo che gentilezza e bellezza siano necessarie. Questo passa attraverso grandi scelte simboliche, ma anche attraverso il quotidiano. In questa campagna elettorale ho parlato spesso di straordinaria ordinarietà: dobbiamo togliere dagli argomenti di discussione della politica le buche nelle strade, perché quelle sono l'ordinario, quello che dovremmo fare sempre, per portare la discussione a un livello più elevato».

Da qui l'idea di una politica esemplare: «Esemplare significa avere comportamenti che non siano mai in discussione, mai discutibili: rispetto delle procedure e delle regole, persino indossare sempre la cintura quando ci si mette in macchina. Significa essere in grado di dare spiegazioni, avere con le persone un rapporto cordiale, sincero e netto: non mentire, non fare promesse che non possono essere mantenute».

GIUNTA E PRIMI CENTO GIORNI

Quanto alla squadra di governo, «ci stiamo ancora pensando - ha detto Galiano - stiamo cominciando a darci delle regole e dei metodi di lavoro. Abbiamo già incontrato molte delle formazioni politiche che mi hanno supportato. Ho avuto tre giorni e non sono ancora riuscito a conoscere tutta la macchina amministrativa, che mi supporterà e nella quale credo fortemente, dal segretario generale sino all'ultimo dei dipendenti: hanno già assicurato di essere totalmente al servizio della città, come hanno fatto del resto in questi anni, quindi nulla di nuovo sotto il sole». Sui tempi, il sindaco si sbilancia: «Spero che non ci voglia molto: mi auguro di arrivare al consiglio comunale di insediamento già con una giunta nominata e che si proceda tranquilli per le nomine, cominciando dal presidente del consiglio e poi tutte le altre. Mi auguro di chiudere la partita entro un paio di settimane, forse anche meno».

E per i primi cento giorni le idee sono già chiare: «Abbiamo già cominciato: ho iniziato a guardare, con la dirigenza dell'ufficio di ragioneria, gli assestamenti di bilancio per vedere quali fossero le risorse disponibili. In campagna elettorale ho parlato di decoro, che deve passare anche attraverso luoghi accettabili: penso alle scuole, e quindi a primi interventi fortemente simbolici in quel campo, e all'abbattimento delle barriere architettoniche. Se riusciremo a intervenire su questi due fronti, sarà già un ottimo segnale». Terzo passaggio, appena nominata la giunta, una prima riunione in uno dei quartieri della città: «La giunta di quartiere è uno degli obiettivi che ci siamo posti sin dall'inizio».

IL PONTE VERSO GUARRIELLO

Inevitabile la domanda sul segnale lanciato allo sfidante del ballottaggio: «Io lancio un ponte nei confronti dell'intera città - ha risposto - Ho voluto mandare dei segnali, perché credo che i simboli siano importanti. E vi dico una cosa che forse non dovrei dirvi, perché riguarda me e lui: quando è cominciata questa campagna elettorale ci siamo scritti e ci siamo detti che non ci saremmo mai trattati da avversari, e abbiamo mantenuto la promessa. Angelo non rappresenta un nemico: è una persona a cui voglio bene e a cui tengo particolarmente, quindi sono certo che lavoreremo bene insieme».

Un ponte che si estende a tutta la storia recente della città: «Nel tempo ho imparato a conoscere e riconoscere le altre persone: ho salutato Gigi e Amedeo, ho sentito il sindaco Tarantini e il sindaco Di Marzio. È un ponte con la storia della nostra città e con le persone che la rappresentano, e Angelo oggi ne rappresenta una parte importante. Non c'era Giacomo, ho visto Angela, non ho visto Vito, ma la maggior parte delle persone che hanno rappresentato la città era presente, e questo è un ottimo segnale per tutti».

IL PEDAGOGISTA PRESTATO ALLA POLITICA

Poi il pensiero torna alla fascia, consegnatagli dai bambini, e alla promessa che essa racchiude: «È una bella promessa, che ho cercato di mantenere in tutti questi anni. L'educazione è il lavoro e il sogno della mia vita: io sono un pedagogista prima di qualsiasi altra cosa, sono prestato alla politica. Mi piace molto l'idea di poter rendere conto alle bambine e ai bambini: non ho mai creduto che avessero idee semplici, anzi, hanno idee illuminanti per chi ci ha lavorato per anni. Le idee delle ragazze e dei ragazzi sono straordinarie: noi abbiamo il compito di aiutarli a realizzarle».

UN PALAZZO SENZA MURI

Infine, il significato di una proclamazione celebrata sulla soglia di palazzo di città. «Sì, un clima di condivisione: io volevo questo, volevo che ci fossero le persone. Per quanto la cornice del palazzo sia straordinaria, istituzionalmente la più alta della nostra città, non avrebbe permesso a tutti questi cittadini di essere presenti in un momento simbolicamente così importante». E quel muro fra la casa comunale e la città, questo gesto, lo abbatte? «Se non lo abbatte, diciamo che lo abbassa un po'. In questa sede si arriva per fare i certificati e le carte d'identità, ma al secondo piano ci sono i luoghi istituzionali importanti ed è fondamentale che le persone sappiano che questo è un luogo aperto. Mi auguro che questo segnale diventi il simbolo di una modalità di intendere la nostra azione politica, di tutta la compagine, non soltanto della maggioranza».


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