«Il narcotrafficante di ultima generazione se ne sta seduto sul divano, apre un computer e ordina duemila chili di cocaina, pagandoli in bitcoin». È la fotografia del nuovo narcotraffico tracciata dal procuratore di Napoli Nicola Gratteri ai Dialoghi di Trani, durante l'incontro con Giuliano Foschini sul libro «Cartelli di sangue», scritto con Antonio Nicaso.
Gratteri ha spiegato come ’ndrangheta e altre organizzazioni criminali abbiano trasferito una parte dei traffici sul dark web, dove è possibile ordinare droga e pagarla con criptovalute. A gestire il trasferimento dei capitali, secondo il procuratore, è sempre più spesso la mafia cinese attraverso sistemi di compensazione che consentono di spostare somme ingenti senza trasferire fisicamente il denaro.
«Il dark web - ha aggiunto - rappresenta anche un mercato clandestino di armi, comprese quelle da guerra». Gratteri ha ipotizzato che, al termine del conflitto tra Russia e Ucraina, le mafie possano tornare ad acquistare armi ed esplosivi nelle aree interessate dalla guerra, come già accaduto nei Balcani.
Ampio spazio anche al consumo di droga tra i giovani. Gratteri ha ribadito la propria contrarietà alla legalizzazione della cannabis, citando studi sugli effetti del consumo in adolescenza e sostenendo che la misura non priverebbe comunque le mafie dei loro principali guadagni legati alla cocaina.
Infine, il procuratore ha rilanciato una proposta «utopica» di Antonio Nicaso: incentivare i coltivatori di coca di Colombia, Bolivia e Perù a sostituire le coltivazioni con il caffè, garantendo loro una quota dei guadagni.
In chiusura, Gratteri ha invitato le scuole a portare gli studenti nelle comunità terapeutiche, per confrontarsi direttamente con chi vive le conseguenze della droga.







