Oggi, in un mondo sempre più interconnesso e sempre più intricato, dove le crisi di ogni tipo sono all’ordine del giorno, siamo ormai abituati a evitare ciò che è veramente profondo e complesso, ciò che necessita di una più attenta valutazione da più punti di vista e non una semplice occhiata fugace.
Ma cosa accadrebbe, se vedessimo la complessità, invece, come una risorsa? Come qualcosa, sì di articolato, che però ci permette non solo di comprendere il presente, ma anche di immaginare le molteplici sfumature possibili per vivere il nostro futuro?
Sono questi gli interrogativi che sorgono quando si entra nello Chalet della Villa comunale di Trani, che, dal 16 al 20 settembre 2026, si anima con alcune delle opere dell’illustratore tranese Francesco Porcelli. La mostra, “Complexity Twenty Five”, a cura di Davide Uria, è stata realizzata in occasione della XXV edizione de I Dialoghi di Trani, che ruota proprio attorno alla tematica della complessità, ed è stata inaugurata il 16 settembre, con la presenza della direttrice artistica dei Dialoghi Rosanna Gaeta e della presidente Lucia Perrone Capano.
Classe 1985, Francesco Porcelli si è diplomato in Grafica pubblicitaria e poi anche in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Foggia, per poi dedicarsi all’insegnamento, trasferendosi a Bolzano a partire dal 2012.
Nel 2021 è tornato in Puglia, dove si è focalizzato sulla sua produzione artistica fatta di interni minimal, architetture industriali, paesaggi geometrici, ma soprattutto di una profonda analisi sulla condizione umana contemporanea.
Negli ultimi anni, la sua attenzione si è spostata verso il mondo dell’editoria, spinto dalla voglia di realizzare prodotti finiti e completi e non solo lavori di illustrazione e di grafica, che lo stesso Porcelli afferma di aver sempre visto come elaborazioni puramente personali senza un fine specifico.
Tutti gli elementi che hanno caratterizzato la sua produzione artistica risaltano nella mostra allo Chalet della Villa.
Venticinque illustrazioni su carta, realizzate da Francesco Porcelli attraverso una tecnica che combina inchiostri, colori, grafite su diverse superfici stratificate.
Venticinque autrici e autori protagonisti del festival dei Dialoghi, come Gianrico Carofiglio, Dacia Maraini, Gustavo Zagrebelsky, Nello Scavo, Yaryna Grusha, Giorgio Zanchini e molti altri.
Venticinque loro volumi, che l’illustratore ha tentato di tradurre in immagini, giungendo a una vera e propria riflessione visiva sulla condizione umana contemporanea.
Non si parla di un “impulso creativo”. Lo stesso Porcelli afferma di non credere nell’ispirazione, ma nell’impegno, nel lavoro continuo e quotidiano. Del resto, “Complexity Twenty Five” nasce proprio da un complesso lavoro dell’artista durato quattro mesi, durante i quali ogni giorno si è focalizzato su un pezzo o più pezzi contemporaneamente della sua raccolta.
Il risultato è lo sviluppo di un linguaggio personale, in equilibrio tra fragilità e resistenza, tra disgregazione e ordine, dove la figura umana appare sempre in bilico sulla soglia dell’incertezza, mentre l’elemento geometrico cerca di dare un’interpretazione al caos della società.
Un linguaggio personale che si nota anche nella disposizione delle opere all’interno dello Chalet. È lo stesso curatore della mostra, Davide Uria, a spiegarci l’idea alla base di “Complexity Twenty Five”: entrando nel piccolo edificio della Villa, sembra di trovarsi all’interno di una quadreria, all’interno dello studio di un artista. Un ambiente spoglio, dove le opere non hanno nemmeno le cornici, ma sono direttamente appese al muro con dei chiodi.
Qui, da un lato lo spettatore percepisce la necessità di guardare “l’insieme” per poter tradurre anche visivamente l’idea di complessità, dall’altro emerge in lui l’esigenza di avvicinarsi ad ogni singolo pezzo, in modo da analizzare ogni minima parte di una situazione più grande e complessa.
Ogni opera diventa in questo modo un mondo a sé stante, un elemento autonomo e con una propria personale interpretazione, che però, se guardato insieme a tutti gli altri elementi, può dare un senso alla complessità generale della condizione contemporanea.
Claudia Monterisi











