Uscirà venerdì 11 settembre 2026, nel giorno del suo compleanno «A sessant’anni sono andato a vivere in Cina». Quattro stagioni, sedici luoghi e il viaggio più lungo della mia vita, il nuovo libro di Renzo Samaritani Schneider, pubblicato da Snail’s Pace Edition, realtà editoriale con sede a Trani che opera nell’ambito dell’Associazione Culturale Orizzonte Comune.
«Sono in Cina. Se tornerò a Trani? Non ne sono più così sicuro», è la provocazione narrativa con cui l’autore accompagna l’uscita. Il confine tra viaggio, immaginazione, memoria e trasformazione personale si sposta fino alla rivelazione delle pagine finali.
Bolognese di nascita, figlio della scrittrice Helga Schneider e residente a Trani dal 2023, Samaritani Schneider costruisce un’opera autobiografica di narrativa che attraversa un intero anno simbolico in Cina. Il volume unisce racconto di viaggio, vita quotidiana, ricerca culturale e una riflessione sul modo in cui si può ricominciare a sessant’anni.
«Sono in Cina. Se tornerò a Trani? Non ne sono più così sicuro», è la provocazione narrativa con cui l’autore accompagna l’uscita. Il confine tra viaggio, immaginazione, memoria e trasformazione personale si sposta fino alla rivelazione delle pagine finali».
Quattro stagioni, sedici luoghi
Hangzhou, Suzhou, Huangshan e Hongcun, Nanchino, Pechino, Wutai Shan, Harbin, Chengdu, Luoyang, Xi’an, Dali, Guilin, Shanghai, Quanzhou, Dunhuang e Qingdao compongono la geografia del libro. Templi e paesaggi convivono con mercati, case da tè, supermercati, treni, vicoli, anziani nei parchi, parole nuove e piccoli gesti domestici.
«Un Paese comincia a diventare reale quando smette di essere esotico».
Ogni capitolo è dedicato a un luogo e propone una parola o un proverbio cinese, un riferimento alle stagioni e al calendario tradizionale, un ponte tra tradizioni spirituali, una ricetta vegetariana e una pratica ispirata al Metodo 5P ideato dall’autore. I luoghi e le informazioni culturali sono reali e documentati; personaggi, dialoghi ed episodi specifici appartengono alla costruzione narrativa.
Il viaggio e il limite
La natura del viaggio viene chiarita nell’ultima parte del volume: a causa della claustrofobia, l’autore non ha preso un aereo. Insieme al compagno Massimiliano Deliso ha abitato quei luoghi da casa, a Trani, attraverso camminate virtuali, studio, cucina, parole e rituali quotidiani. La scoperta non cancella il percorso, ma ne sposta il significato e porta in primo piano la domanda che attraversa il libro: quanto lontano bisogna andare per poter dire di essere davvero partiti?
Il titolo diventa così una presa di posizione sull’esperienza, sull’immaginazione e sui limiti personali. L’11 settembre non coincide soltanto con una nuova uscita editoriale, ma con l’ingresso dell’autore in un’età raccontata come l’inizio di una nuova stagione.
Cultura, spiritualità e cucina
Buddhismo cinese, Chan, Daoismo, Confucianesimo, religione popolare e culto degli antenati dialogano con le tradizioni spirituali conosciute da Samaritani Schneider, la cui formazione intreccia cristianesimo e spiritualità vaisnava. Il confronto non cerca equivalenze facili: «Il dialogo interreligioso diventa interessante quando non costringiamo le religioni a dire tutte la stessa cosa», afferma l’autore.
La cucina completa il percorso. Quando una preparazione tradizionale comprende carne o pesce, il libro propone una reinterpretazione vegetale e la indica esplicitamente come tale. Le ricette diventano un modo concreto per avvicinare luoghi e consuetudini senza trasformarli in cartolina.
Continuare a dire: “questa cosa non la so”
Alla vigilia del compleanno, Samaritani Schneider riassume così il regalo che vorrebbe concedersi:
«Non qualcosa da possedere. Vorrei riuscire a mantenere la curiosità. A sessant’anni hai già abbastanza passato da poter trascorrere tutto il resto della vita spiegando agli altri ciò che hai imparato. Io vorrei continuare anche a dire: questa cosa non la so. Fammi vedere. Come si dice? Come si cucina? Perché fate così? Credo che finché una persona riesce ancora a formulare una domanda sincera, una parte di lei non invecchia».
A sessant’anni sono andato a vivere in Cina parla dunque di Cina e, insieme, della possibilità di ricominciare. Anche a sessant’anni. Anzi, proprio a sessant’anni.
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