L'incrocio di comunicati stampa sulle imminenti scelte del sindaco Marco Galiano per la ricostituzione del consiglio di amministrazione di Amet verte su tutto tranne che, a nostro avviso, sul problema centrale, che avevamo soltanto sfiorato dando notizia, in maniera asettica, dell'emanazione dell'avviso pubblico e della sua scadenza.
Il vero nocciolo della questione è infatti che il primo cittadino ha rinunciato al proposito, da lui stesso annunciato in campagna elettorale e ribadito dopo la sua elezione, di modificare lo statuto di Amet prevedendo alla sua guida un amministratore unico.
Sarebbe stata, a suo dire ed anche a nostro, la soluzione migliore possibile per porre nelle mani di una figura di alto profilo, dotata di visione e decisionismo manageriale, un'azienda da rilanciare quanto prima.
I progressi di Amiu con l'amministratore unico - figura istituita a partire dal mandato di governo di Luigi Nicola Riserbato - sono stati evidenti, soprattutto dopo l'insediamento di Amedeo Bottaro, che prima ha salvato l'azienda dal fallimento e poi, grazie alle capacità di chi si è avvicendato alla sua guida, ha fatto sì che la stessa si rilanciasse. Lo stesso ci si augurava per Amet.
Invece, la conferma del consiglio di amministrazione a tre membri - motivata dalla stessa maggioranza con la necessità di garantire un equilibrio politico - rappresenta una grande occasione persa, nonché un impegno palesemente disatteso dal neo sindaco.
Allo stesso modo, però, non può non evidenziarsi come il centrodestra, nell'attaccare Galiano sulle scelte che si appresterebbe a compiere - con particolare riferimento alla nomina di esponenti provenienti dal centrodestra, e nello specifico dalla Lega -, affermi tutto tranne il fatto che si sia persa l'occasione di passare dal consiglio di amministrazione all'amministratore unico.
Appare chiaro che ciò non sia stata una distrazione, ma un'omissione consapevole: infatti, probabilmente anche con il centrodestra al governo della città, Amet avrebbe continuato ad essere rappresentata da un Cda, sempre per garantire gli equilibri politici.
Sembra dunque evidente che, fino a quando piazza Plebiscito non farà registrare un autentico cambio strutturale ai vertici della partecipata, poco cambierà. Non è questione di Lega o non Lega. È questione che nessun proposito, finora, si è «legato» con le reali necessità dell'azienda e della città.
Nico Aurora

